Numero uno: La Morte

Soglia

Soglia

“Questa è la ricetta della vita,
 disse mia madre
 tenendomi fra le braccia mentre piangevo,
 pensa a quei fiori che pianti
 in giardino ogni anno:
 t’insegneranno
 che anche le persone
 devono appassire
 cadere
 radicare
 crescere
  per poter fiorire”

 Rupi Kaur

 

Autunno. 

Un manto di foglie delimita il passaggio, scricchiola sotto i piedi, il sole accarezza tiepido, quasi salutasse avvertendoci che stiamo ancora insieme ma in modo diverso.

Autunno.

La pioggia battente che lascia gocce alla finestra, un the caldo sulla scrivania, la nebbia che nasconde la vista delle colline. È grigio, sì, cupo fuori. Eppure c’è il tepore di casa, sotto una coperta, leggendo un libro, guardando un film.

Autunno.

O forse sarebbe meglio dire raccoglimento, introspezione, osservazione?

Il tempo rallenta, si dilata, chiede una pausa.

Almeno, questo ci chiede la natura: la convivialità e la voglia di sfrenata ed energica condivisione dell’estate lascia spazio ad un nuovo modo di abitare non solo la terra, ma anche il nostro corpo, il nostro Sé.

Cosa siamo pronti a lasciar andare? Quanto siamo pronti a lasciar morire parti del nostro io per avventurarci poi nell’inverno di una morte apparente?

Quanto di quello che forma e costruisce la nostra identità chiede di essere abbandonato per lasciare spazio al nuovo? Quanto il nostro corpo è in tensione, si racchiude in una presa eccessiva, quasi una tenaglia, perché ha paura di cosa significhi mollare e lasciar accadere la vita, senza controllo? Senza quella identificazione, quell’etichetta, quel modo di essere che oramai, però non ci appartiene più, non ci rispecchia più, non è più Noi.

Autunno e stiamo in silenzio, osserviamo o onoriamo, lacrime agli occhi, ciò che ci ha consentito nella nostra storia personale di arrivare fino a qui, credenze, convinzioni, abitudini, ma che non necessità di accompagnarci oltre.

Allora ci sediamo, mani sul cuore, respiriamo, portiamo l’attenzione dentro, poi proiettandoci nel fuori, costruiamo un altare, rendiamo grazie a quello che siamo stati, a ciò che non saremo più.

Siamo sulla soglia, un passaggio sottile ma allo stesso tempo profondissimo.

Dobbiamo solo avere il coraggio di fare il primo passo verso ciò che non conosciamo, con un nuovo Io che ancora è embrionale, sta nascendo, lo stiamo accogliendo, ma è ancora tutto da scoprire.

Questa è un’immagine potente, quella dell’attraversamento della soglia, di quel confine tra la fine e l’inizio, tra il cominciamento e il termine.

L’ho capito mentre osservavo rapita un utente di un centro diurno psichiatrico mentre decideva se oltrepassare quella linea del cancello che porta al parco che accoglie il centro diurno.

Era lì, perplesso, titubante: guardava quella linea a terra, la interrogava.

Alzava un piede, portando la gamba a sé, ma poi ci ripensava. Il corpo non si lanciava in avanti.

Si riportava in posizione iniziale. Senza mai staccare lo sguardo dal confine.

E cosi, alla fine, dopo vari timidi tentativi, si è deciso. Con timore, ma si è deciso.

Era il momento di andare al di là.

Era pronto.

Ha attraversato.

E sono sicura che le paure hanno cominciato a rimanere indietro, si sono sgretolate passo dopo passo, mentre un nuovo incedere lo accompagnava verso il giardino.

Allora impariamo da lui, guardiamo quanto serve questo limine, senza rimanere accovacciati in un limbo confortevole tra ciò che non è più e ciò che non è.

Prendiamo coraggio e facciamo un passo alla volta, senza aspettative, accompagnandoci in questa nuova realtà.

 

WMagazine si co-crea con chi lo legge

Se questo articolo ti ha toccata, se qualcosa ha risuonato — o anche se ti ha disturbata, interrogata, messa in movimento — scrivimi.
Raccontami cosa hai sentito leggendo. Quali domande ti sono emerse. Dove ti sei riconosciuta.
Non cerco consenso, cerco dialogo. Educato, aperto, vivo.

Altri articoli

Restare nella domanda
Concetta Negri
Un senso, forse.Who in the world am I? Ci sono momenti in cui la vita sembra fermarsi per un istante.Non succede nulla di eclatante, eppure qualcosa dentro si muove. Una domanda,...
Con le mani sul volante
Lucia Merico
Il senso arrivò un martedì mattina presto. Ma lei non se ne accorse subito.Era seduta in macchina, parcheggiata sotto casa, con il motore spento e le mani ancora sul volante....
I conti non tornano
Alessandra Ronchetti
Immersi in una realtà che sembra quantificabile solo in termini numerici, siamo abituati a valutarne ogni aspetto con spiegazioni che possano darci una certezza, molto spesso matematica.I nostri pensieri, le...