Numero Due: Black

Identità certe, solide e sicure

Identità certe, solide e sicure

Ma quando il mito della perfetta solidità, dritti come fusi, dell’integrità che mai vacilla – quando resta solo un mito?

Nell’impermanenza e vacuità del vivere, in un mondo che sembra vacillare ad ogni piè sospinto, dove instabilità e dolore, precarietà e futuro incerto la fanno da padroni, come starci?

Come poter essere, qui, oggi, neri?

Oggi l’inferno è l’uguale. La stanchezza da cui siamo colpiti è una stanchezza da sé.” — Byung-Chul Han

Perché il nero prende posizione. Spaventa. Incute quel timore così austero da costringerti a stare – sì, proprio lì – davanti a te e alla tua vita. Senza sconti. Senza scorciatoie.

Se vuoi sostare qui, ti dice che devi scegliere.

Smettere di confonderti con toni confusi. Smettere di nasconderti dietro a paure che sono solo alibi.

È una gioia essere nascosti, ma un disastro non essere trovati.” — Donald Winnicott

È ancora possibile, oggi, essere adulti?

Eppure c’è una tale necessità di questo.

Sono saltati tutti i valori, le certezze. Le dicotomie spopolano. La sofferenza psicologica e spirituale anche. Guerre, minacce di conflitti, giochi politici, dolore autorizzato, aumento della povertà.

Non voglio fare politica da quattro soldi. Non ho competenze per dare lezioni o vie.

Sento solo e soltanto che non è più tempo di edulcorarsi.

Ma di assumersi la responsabilità di esserci. Nella pienezza di chi siamo: con le nostre contraddizioni e ombre, con gli odi nascosti, le rabbie insulse, le ignoranze.

E mettersi in cammino.

Però – ascolta – uscire da casa. Guardare fuori dalla finestra. Fare un leggero passo indietro e guardare veramente negli occhi chi ci sta parlando.

Riprendere chi sognavamo di diventare da piccoli e non buttarlo nella spazzatura una volta per tutte.

Ripescarlo dal fondo del mare nero delle nostre delusioni e, spolverato, risentirlo.

Non c’è più tempo.

Il tempo è adesso.

La capacità di tollerare l’ansia è proporzionale alla capacità di tollerare la libertà.” — Irvin Yalom

Come si diventa adulti? Si può?

Come si scopre la nostra identità?

Facendo esperienza.

Scegliendoci anche quando abbiamo paura di essere rifiutati. Non violentandosi, ma iniziando ad occupare il proprio posto. Un passo per volta. Un no dopo l’altro, ma con un sì dopo l’altro.

Dando voce ai propri sentimenti, alle proprie idee. Per far crescere il mondo nel rispetto di se stessi prima di tutto – e in automatico, dell’altro.

Inizia oggi, mentre stai leggendo qui. O domani mattina.

Inizia a discostarti mentre stai rispondendo ad una chat nel solito modo. A rispondere come pensi veramente.

Inizia ora, a non scartare sistematicamente ciò che stai provando nel momento in cui lo provi.

Respira.

Chiediti: cosa provo nel corpo adesso?

E poi scegli. Non di vomitare addosso, ma di verbalizzare il possibile.

Sii ecologico. Risparmia energie. Risparmia parole. Risparmia quei sentimenti dai quali vuoi farti portare in giro.

Proteggiti. Lascia entrare, ma prima conosciti per bene: ciò che ti drena, ciò che ti innalza.

Essere adulti è questo: stare al centro, con cuore aperto e protetto.

Senza nasconderti. Mostrati. Fatti incontrare. Differenziati.

Cambia il mondo con la tua presenza.

Così morirai sazio di giorni.

Sbaglia tantissimo. Ridi sguaiato. Lascia circolare il tuo fuoco. Spenditi senza parsimonia. Vai a dormire stanco morto perché hai incarnato il tuo sogno tutto il giorno.

Dove senti fuochi spenti, mettiti in moto per riaccenderli.

Sii adulto nelle tue imperfezioni. Impara a dire “non lo so, ma non smetterò di cercare”.

Abbraccia senza invadere. Chiedi il permesso e poi ama.

Apri il cuore, con protezione e ardire.

Colora il mondo. Pesca dentro e tira fuori.

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