Ho vissuto una vita in emergenza, dalla nascita.
Cenavo ad allerta.
Ogni terremoto, ogni sguardo, ogni parola poteva far saltare in aria tutto
Mi è rimasto tutto dentro, lo so nei dolori, nelle tensioni nelle contratture memoria dopo memoria.
Incarno la sopravvissuta che può dire: ci sono ancora.
Quando, tempo fa, me lo fecero notare che non avrei potuto continuare a vivere in emergenza anche se fuori l’allerta era sparita, non compresi.
Del resto, se sei vissuta a pane e allerta, non conosci altro.
Ancora oggi, nel corpo, c’è scritto tutto, alcune tracce sono silenti, altre ancora attive.
Questo è, non posso cambiare il passato, ma posso oggi prendermene cura nei momenti in cui emerge, chiedere aiuto, amare il corpo, scegliere una vita per me con più oasi possibili.