Oggi ho paura.
Le vicende della notte scorsa a Genova, dove vivo, mi portano a riflettere sempre di più sul fragilissimo equilibrio che stiamo vivendo, oggi più che mai, tra la libertà e la paura.
Quaranta giovani fascisti hanno devastato un liceo dove ragazzi pacifici stavano occupando per Gaza.
Sono toccata ancora di più perché fino a qualche giorno fa mio figlio stava occupando la sua scuola.
Mi sento scossa. E sento che non posso permettermi di perdere la centratura. Come donna libera e come sostegno protettivo — ma non invadente — di mio figlio.
Sento tutto quello che in lui si scuote: ideali, cuore, maschile in formazione e ricerca di identità. Dalla parte della giustizia.
Lo vedo che cresce con i suoi ideali e con la forza di volerci essere. In piazza.
So che ogni madre attraversa questa fase, delicata e potente. Quella in cui lasci andare e rimani casa, sempre e comunque.
Quella in cui vigili a distanza. Quella in cui devi saper dire no, per proteggere, ma senza tarpare le ali.
Oggi però c’è qualcosa alla quale non ero stata preparata.
Un terremoto che sta scuotendo sempre di più: la paura della violenza. Reale e vicina.
E bilanciare ogni attimo non è per nulla facile.
In me convivono tante — veramente tante — parti, in tumulto. Quando vedi il rischio e senti in contemporanea il fuoco della giustizia.
Senza perdere la tenerezza.