Numero cinque: Emergenza

Di Piena Luce

Di Piena Luce

Dell’atto dell’emergere: come risuona in noi?

Nel Corpo. Nella mente. Nell’Anima.

L’antico gioco delle fiamme. C’è chi insegue e c’è chi fugge. Chi si aggrappa con le unghie e con i denti a ciò che ha conosciuto già e che spesso è ormai soltanto un’illusione, e chi sa fare pelle nuova.

Così si sta di fronte a questo grido del mondo.

La lotta intestina. La divisione che sta lacerando il fuori, prepotente, traccia solchi dentro.

Dentro, dove la paura e il senso di impotenza paralizzano e nello stesso Corpo si accendono rivalse e desideri di quell’antico fuoco che è l’amore. Come tasselli dello stesso umano DNA intrecciati tra loro dopo secoli e secoli di Storie. Vite. Ricordi siglati.

Dentro, dove i pensieri iniziano a carambolare mente e cuore tra il bisogno di fermarsi e il bisogno di fare. Tra la voglia di cullarsi in quelle piccole di ognuno cerimonie quotidiane e la voglia di stravolgere tutto.

Dentro, dove si annidano destini ancora da realizzare, richiami dell’Anima. Direzioni in quella linea di noi stessi che non si arrendono a lasciarsi tradire senza aver urlato a tutta Voce che siamo ancora vivi.

Smarriti, volubili, a volte anche maldestri. Ma vivi.

E quanto siamo bravi a fingerci risolti?

Quante maschere a negare questi strappi naturali?

Sorrisi abbozzati nella sempreverde gara d’efficienza inviolata. Che intanto l’indomani porterà una nuova moda da rincorrere, l’ennesima apparenza di cui boccheggiare.

E l’essenza che Rimane perde fiato.

Emergenza è uno specchio di confine.

L’incendio divampato che è impossibile ignorare e che si fa varco ancestrale. Il vuoto che ci fissa e chiede urgenza. Non un altro obbligo in cui farsi consumare, solo impulso vitale cui rispondere.

Non più il tempo di capire.

È tempo di sentire.

Che la ragione chiude e divide è il passato che parla al futuro. Sentire unisce. Ripara quei tasselli intrecciati che non saranno mai le nostre nude mani a rifoggiare.

Sentire.

Non negare l’abisso figurato ma colmarlo.

Lasciare la propria di armatura per sentirsi anche quando il Corpo trema. Quando la mente vorrebbe scappare. Quando l’Anima oltre ogni vertigine ci imprime il coraggio di tenere quello sguardo e sostenerlo per lasciarci rinnovare.

Qui dove siamo, non importa, anche sul nostro fazzoletto di parquet.

Che se è vero, come è vero, che un battito d’ali di farfalla può smottare una montagna in capo a un altro meridiano, la poesia Presente del più piccolo incrocio di sguardi nello specchio non lascia il nostro mondo a mani vuote.

E risponde con la resa più potente che l’essere umano possa incarnare.

Esserci.

 

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