Numero Due: Black

Insieme, il Nero si fa Soglia

Insieme, il Nero si fa Soglia

Quando ero bambina, avevo un rituale tutto mio.
Appena le luci si spegnevano, dicevo:
“Buona notte.”
Una volta. Poi ancora. E poi ancora… cercavo risposta. E ad ogni ricambiato “Buona notte” che ottenevo, ricominciavo il ciclo, ripetendolo più di una volta fino a spegnersi definitivamente in un abbandono che preludeva il sonno.
Oggi comprendo che volevo sentire una voce che mi confermasse che potevo lasciarmi cadere nella notte senza perdermi. Se qualcuno rispondeva, anche solo con un “Buona notte” rimandato indietro, il buio cambiava consistenza: diventava attraversabile.
Diventava una soglia.

La cosa più straordinaria è che questo dialogo con l’invisibile lo ritrovavo anche in un’altra scena della mia infanzia, così diversa eppure così uguale: la visita a zia Falda, la sorella cieca di mia nonna.

Lei viveva costantemente nel nero.
Un nero reale, fisico, quotidiano.
Eppure era una persona che “mi vedeva” benissimo.
Quando arrivavo, mi prendeva le mani, poi il viso, come se leggesse una mappa invisibile.
E con un’accuratezza sorprendente, sapeva dirmi:
“Ti sei sciupata…” oppure “Oggi sei più bella…” o “ti trovo bene”.
Non aveva bisogno della luce per percepire la verità.

È stato lì che ho capito che il buio è assenza di luce, ma il Nero è presenza di qualcosa di più profondo: un campo sensibile, ricettivo, dove la relazione diventa guida e il corpo diventa bussola.

Il buio è ciò che accade quando la luce si interrompe, i confini noti non sono più visibili e ciò che conoscevamo sembra smettere di avere una forma.

È quel momento in cui percepiamo che qualcosa è finito, ma non siamo ancora in grado di vedere cosa sta iniziando. Per questo spaventa, perché ci lascia senza appigli. Il buio è l’attimo dello smarrimento.

E tuttavia, il buio non è ancora il Nero.

Il Nero è lo spazio dove la nuova forma inizia a generarsi. Non è vuoto.
È
un grembo.

Uno spazio archetipico dove ciò che non è ancora, prende tempo per formarsi.
È la stanza dell’invisibile, del non detto, del non deciso.
È la zona liminale dove impariamo a sentire prima ancora che a capire.

Il Nero è ciò che mia zia abitava, e da cui riusciva comunque a percepire la verità delle cose.
Era una maestra naturale del sentire profondo, non filtrato dalla luce, ma dal contatto.

E forse proprio lei, senza saperlo, mi ha insegnato che nel Nero:

  • non si vede con gli occhi
  • si sente
  • la relazione è ciò che ti orienta.


Quando da bambina dicevo “Buona notte” più e più volte, non cercavo rassicurazione mentale. Cercavo
co-regolazione.
Cercavo una presenza che mi dicesse:
“Ti sento. Puoi andare.”

Nelle transizioni adulte che oggi accompagno nel mio lavoro, riconosco avvenire la stessa cosa.

Le persone cercano una relazione che renda il passaggio attraversabile.
Qualcuno che sappia stare accanto mentre la loro vecchia identità si dissolve.
Fortificano il coraggio nella presenza.

Perché è la presenza che trasforma il buio in soglia e il nero in possibilità. È la presenza che ci accompagna alla resa, nel flusso, quando smettiamo di controllare, quando accettiamo che per un po’ non vedremo nulla, e tuttavia continuiamo ad andare.

Il corpo si rilassa anche se non vede, l’anima accetta la soglia, qualcuno o qualcosa ci fa sentire che non siamo soli.

È un ritorno alla sicurezza originaria, che non arriva dalla luce, ma dalla relazione.

Nel Nero, se c’è qualcuno che risponde, impariamo a fidarci.

E nel momento in cui ci affidiamo, il flusso comincia.

Oggi, nel mio lavoro con le persone in transizione, ritrovo quel gesto antico.
Quel “Buona notte” ripetuto per avere conferma.
Quel tocco sul viso della mia zia che mi diceva senza vedere.

E comprendo che il buio non è il problema, la solitudine nel buio lo è. Comprendo ogni giorno meglio che il Nero non è da temere, ma da abitare, e che è la relazione ciò che apre il passaggio, e affidandoci entriamo nel flusso della trasformazione della vita. Quella che nasce dove non vediamo ma sappiamo stare… in relazione con l’origine, il grembo, il segreto.

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