Numero cinque: Emergenza

Quei 5 Minuti in Ritardo mi sarebbero costati la Vita

Quei 5 Minuti in Ritardo mi sarebbero costati la Vita

L’orologio segnava le 5 del mattino, ma nella mia mente, il tempo sembrava essersi fermato. Quel giorno, tutto ciò che conoscevo e amavo si era sgretolato come sabbia tra le dita.
Ero bloccato in un vortice di emozioni che non riuscivo a gestire, a cui non riuscivo a dare un senso. L’Emergenza era reale e insopportabile: avevo bisogno di salvare la mia stessa vita.
La mia mente affollata si era trasformata in un campo di battaglia. La depressione, quell’ospite indesiderato che si era insidiosamente insediato nella mia psiche, stava prendendo il sopravvento. In quell’istante oscuro, un crollo mentale mi aveva travolto. Le urla della mia anima sembravano cadere nel vuoto, ma non ero sola.
Mia madre, la mia ancora invisibile di salvezza, per pura intuizione materna arrivò in tempo. Ero ferita, nell’anima e nel corpo. Se avesse tardato di soli cinque minuti, forse non avrei avuto l’opportunità di scrivere queste righe. La vista di lei che entrava nella stanza, il terrore nei suoi occhi nel vedermi così vulnerabile, fu la mia salvezza.
Quell’Emergenza non riguardava solo la mia sopravvivenza fisica, ma anche quella emotiva. Mi resi conto che chiedere aiuto non era un segno di debolezza, ma un atto di coraggio. Era il primo passo verso la guarigione. Mia madre mi aveva trovato e, con dedizione e amore incondizionato, è riuscita a riportarmi indietro dalla soglia dell’abisso.
L’importanza di avere qualcuno accanto durante un’emergenza, qualcuno che riesca a vedere e a sentire ciò che non si riesce nemmeno a esprimere, è inestimabile. Ora, quando guardo indietro, riconosco che l’amore di mia madre è stato il mio faro nella tempesta, la mia salvezza.
Quei cinque minuti in più hanno fatto la differenza tra la vita e la morte. Parlare di salute mentale è essenziale; bisogna incoraggiare chiunque si trovi in una situazione simile a chiedere aiuto. Essere vulnerabili è umano, e non c’è vergogna nel fermarsi per un momento e permettere a qualcuno di aiutarti a risollevarti. La mia storia è una testimonianza dell’impatto che il supporto amorevole può avere, del potere di una semplice intuizione materna che può, letteralmente, salvare una vita.

WMagazine si co-crea con chi lo legge

Se questo articolo ti ha toccata, se qualcosa ha risuonato — o anche se ti ha disturbata, interrogata, messa in movimento — scrivimi.
Raccontami cosa hai sentito leggendo. Quali domande ti sono emerse. Dove ti sei riconosciuta.
Non cerco consenso, cerco dialogo. Educato, aperto, vivo.

Altri articoli

Quando il senso è una fissa, siamo in trappola?
Roberta Bailo
Se lo cerchi razionalmente troverai risposte di un certo tipo, ma non sarai unito — con la testa per aria inciamperai ad ogni sasso.Se lo cerchi solo col cuore tiene...
Padre nostro
Lucia Merico
Padre nostro, il padre invocato, cercato, temuto, pregato, ereditato, a volte frainteso e poi ritrovato dentro una coscienza adulta.Comincia così. Due semplici parole imparate dalla bambina che chiedeva spiegazioni e alla...
Fuori trama: l'emergenza della connessione
Concetta Negri
 “Sometimes I dream about reality…Sometimes I feel so gone…Sometimes I feel so lonesome…This world go crazy — it’s an emergency.”— Manu Chao, Mr. Bobby “È un’emergenza.”Lo sentiamo ovunque.Lo ripetiamo continuamente.Lo respiriamo.Ma...