Numero uno: La Morte

Ho accompagnato mio padre alla morte

Ho accompagnato mio padre alla morte

Avevo 27 anni. È morto quando ne avevo 29. Era giovane, vivo, troppo giovane. Ma così è accaduto.

C’è chi dice che scegliamo quando morire, quando abbiamo compiuto ciò che dovevamo compiere. Io per lui non lo so, non mi arrogo questa sentenza. Posso conoscere solo me.

Normale per me, per la me di allora, già avvezza alla morte e al morire. Un percorso di vita e di amore il mio, con lui, nonostante le distanze emotive e caratteriali. Angelo della morte, allora, io.

Come se accompagnandolo alla morte dovessi capire qualcosa di più dell’amore e della vita. Ne avevo paura, tantissima. Eppure ci sono stata, ora dopo ora, giorno dopo giorno.

Dovevo fare qualcosa per quel padre che sentivo così vicino nell’anima e così lontano nella comunicazione. Ogni rituale – che per me allora non si chiamava certamente così – era un soffio della mia anima, un pensiero di cuore, un gesto di grande madre.

Ho sentito nelle ossa il suo cancro. Ho iniettato l’ultima fiala di morfina. Ho stretto la sua mano nell’ultimo respiro.

È stata la grande esperienza dell’immenso potere della vulnerabilità. Lì, la scintilla divina davanti alla totale impotenza.

Erano giornate dense, densissime di vita quelle. Ero talmente vicina alla grazia della vita che non c’era nulla che avrebbe potuto fermarmi. Sacerdotessa, curandera della morte.

Sono grata di aver potuto esserci in tutta la mia anima.

Sapevo perfettamente che stavo accompagnando entrambi. Lui verso chissà dove, me stessa a comprendere che davanti ad un altro ti devi fermare, devi sospendere il voler controllare tutto e accogliere chi hai davanti, con le sue impotenze e i non detti. Allora era troppo presto per me, oggi comprendo come fossero i miei primi grandi passi come traghettatrice, come esploratrice di confini.

Papà…

WMagazine si co-crea con chi lo legge

Se questo articolo ti ha toccata, se qualcosa ha risuonato — o anche se ti ha disturbata, interrogata, messa in movimento — scrivimi.
Raccontami cosa hai sentito leggendo. Quali domande ti sono emerse. Dove ti sei riconosciuta.
Non cerco consenso, cerco dialogo. Educato, aperto, vivo.

Dallo stesso autore

Inconscio delle mie brame… nella foresta viva che vive in noi
Roberta Bailo
Ho sempre associato all’inconscio qualcosa di misterioso e pericoloso.In passato non capivo davvero che cosa fosse.Non riuscivo ad afferrarlo.Mi sfuggiva, mi faceva sentire a disagio, come una nebbia fitta abitata...
Quando muoiono parti della nostra anima
Roberta Bailo
“La perdita dell’anima è un meccanismo di sopravvivenza. Di fronte al trauma, una parte della nostra essenza o forza vitale lascia il corpo per sopravvivere all’esperienza.” — Sandra IngermanQuando muoiono...
Identità certe, solide e sicure
Roberta Bailo
Ma quando il mito della perfetta solidità, dritti come fusi, dell’integrità che mai vacilla – quando resta solo un mito?Nell’impermanenza e vacuità del vivere, in un mondo che sembra vacillare...

Dallo stesso numero

Ci vuole un villaggio per morire e per vivere
Roberta Bailo
La civiltà nasce quando iniziamo a seppellire i morti. Non è un dettaglio antropologico – è IL momento. Quando l’essere umano smette di abbandonare i corpi e inizia a dar...
Niente muore. Tutto si trasforma
Manuela Di Gregorio
Viviamo in un tempo che rifugge l’idea della morte, atterriti ormai all’idea di perdere o di perdersi qualcosa.Eppure non c’è tesoro alcuno che si possa afferrare senza aprire le mani.Il...
Immagina la tua morte per bene
Roberta Bailo
Hai mai immaginato la tua morte?Hai mai scritto il testamento – sia concreto che spirituale?Hai immaginato come vorresti il funerale, nei dettagli? Se essere sepolta sotto un albero o in...