Lo sciamanesimo e la pratica sciamanica si basano sulla continua ricerca dell’equilibrio tramite l’amorevole comprensione di ciò che ha portato ad uno stato di squilibrio. Ogni evento o persona che viene normalmente etichettata come “negativa”, per lo sciamanesimo e non solo, viene vista come un Maestro, come opportunità di fare un passo verso il proprio benessere e quindi verso il proprio equilibrio.
I testi sciamanici parlano di due modalità per camminare nelle ns vite: la Via del Guerriero e la Via dell’Avventura.
La Via del Guerriero – che appartiene ad uno sciamanesimo prettamente sudamericano – richiede di abbracciare tutto di sé stessi, luci ed ombre. I primi testi che ne parlano sono quelli di Castaneda.
L’altra Via, meno divulgata, è la Via dell’Avventura che appartenente allo sciamanesimo hawaiano. La Via dell’Avventura degli sciamani Huna pone l’accento sulla bellezza, sull’amore, sulla possibilità, sulla mancanza di limiti, sulla crescita attraverso la flessibilità e l’armonia, sulla comunicazione efficace, sulla cooperazione fra individui. Come afferma Dario Canil nel suo libro “Risorgere la Realtà”, la Via del Guerriero è spesso una via solitaria, mentre la Via dell’Avventura è per sua natura prevalentemente sociale.
Esiste però una figura – comune a molti lignaggi – che pur non seguendo nessuna delle due vie agisce come principio regolare poiché con il suo “squilibrio” riporta tutto in equilibrio e questa è la figura dell’Heyoka*.
John Fire Lame Deer (uomo di medicina del popolo Lakota) e il famoso Alce Nero erano degli Heyoka, detti anche Sacri Pagliacci, Uomini Doppi o Contrari. Sacro Pagliaccio è il nome più conosciuto per descrivere questa figura, per comprenderla meglio partiamo dall’etimologia: Sacro deriva dal latino sacer, a sua volta originato dalla radice indoeuropea sak- o sek-, che significa “separare” o “tagliare”, definendo quindi la creazione di un limite netto tra la sfera umana ordinaria e la sfera divina. Pagliaccio invece deriva da “paglia” (dal latino palĕa), con riferimento all’abito grezzo di tela tipico dei contadini, simile al rivestimento dei pagliericci, indossato dai primi personaggi comici della Commedia dell’Arte. Originariamente indicava il servo sciocco e villano, evolvendosi poi nel clown teatrale e circense.
In ogni tribù nativo-americana, da sempre, si trova la figura dell’Heyoka avente una personalità in grado di esprimere la dualità del cosmo attraverso comportamenti apparentemente contrari alla regola.
Mi affascina sapere che nella lingua dei Nativi Americani la parola “diverso” non esiste, o perlomeno non esisteva: all’interno delle tribù, i “diversi” erano identificati come coloro che avendo ricevuto il dono della diversità sapevano comprendere le necessità e lo stato emozionale delle persone. Attraverso l’umorismo, la follia, l’imprevedibilità ed un punto di vista differente, questo “contrario” entrava in contatto con la mente e l’anima delle persone aiutandole a capire come curare il corpo e lo spirito.
Per quanto la parola Pagliaccio possa fuorviare, il comportamento dell’Heyoka non aveva niente di comico: lo si poteva individuare solo perché la sua tenda era situata in disparte, fuori dal cerchio delle altre tende e aveva l’apertura rivolta ad Ovest contrariamente a tutte le altre che guardavano ad Est. Quando si esprimeva, le parole usate erano il contrario del significato di ciò che era nelle sue intenzioni, ma chi lo ascoltava sapeva di non doversi fermare al senso letterale dei termini.
Uno sguardo superficiale potrebbe definirlo una bastian contrario, quando in realtà le sue parole e i suoi comportamenti invitavano e stimolavano ad andare oltre le apparenze. Egli camminava all’indietro, diceva “sì” quando avrebbe dovuto “no”, rabbrividiva d’estate e girava nudo d’inverno; era l’unico – all’interno di una sacra cerimonia – a muoversi fuori tempo, a dare la schiena mentre tutti i suoi compagni offrivano il volto, a cantare quando tutti tacevano a ridere nel corso di una cerimonia funebre, o a piangere ad una festa. Quando cucinava la minestra, si gettava delle gocce d’acqua bollente sulle ginocchia, dicendo che era gelata. Montava a cavallo invertendo la posizione normale del cavaliere, camminava all’indietro, in breve agiva contro ogni logica apparente.
Nei suoi discorsi, Alce Nero affermava: “Avete osservato che la verità appare in questo mondo con due facce. Una è triste di dolore, e l’altra ride, ma è la stessa faccia. Quando la gente è già disperata, forse la faccia ridente è meglio per loro; e quando si sentono troppo bene e troppo sicuri di essere protetti, forse è meglio allora che vedano la faccia piangente.”
Enzo Braschi, profondo conoscitore del popolo Nativo, scrive “nel ricevere la visione inviatagli dagli Wakinyan, il futuro Contrario si sottopone ad una cerimonia di iniziazione conscio del fatto che dovrà accettare ritualmente la sua morte simbolica appannaggio di una nuova nascita. In seguito all’accettazione del suo nuovo ruolo l’Heyoka entra a far parte di una “Confraternita” all’interno della quale apprenderà i comportamenti, le tecniche e le tradizioni sacre. L’Heyoka cessa di vivere per sé stesso e comincia a farlo come specchio per gli altri: il suo comportamento da contrario porta, chi lo osserva, a riflettere con un più corretto metro di giudizio riguardo ai comportamenti, gli usi e i costumi del proprio prossimo”.
“Il pagliaccio non rientra e anzi si rifiuta di rientrare negli schemi e nelle convenzioni del mondo, rappresentando un altro tipo di realtà. Il pagliaccio risulta sbagliato sotto ogni aspetto: l’abbigliamento, il decoro, la logica, la parola, i gesti e i movimenti. Eppure esiste, nel suo essere sbagliato, un’adeguatezza di un altro tipo. Da tale follia si innalza un livello superiore di conoscenza.”
(The Laughing Buddha: Zen and the Comic Spirit di Conrad Hyers)
Ma chi è l’Heyoka al giorno d’oggi? L’Heyoka è il sognatore, è colui che sa leggere tra le righe dell’Anima di chi ha davanti, è colui che pur non infrangendo le regole sociali, non si conforma alla massa. È colui che sa abbracciare ogni pensiero, ogni persona, colui che vede il bene nel male e il male nel bene. È colui che non vuole niente dagli altri se non la capacità di guardare Oltre i limiti, oltre i preconcetti. La sua vita non è semplice, essere un pagliaccio non è semplice ma il suo compito è Sacro.
Alla luce di questo articolo, spero che guardandovi intorno possiate ringraziare i “contrari”, quelli che a volte definiamo “senza senso”.
Ho conosciuto molti Heyoka, non per forza in un contesto spirituale, ma spesso all’interno dell’ambito familiare e/o lavorativo. Sono quei personaggi chiamati a spezzare delle catene i cui anelli sono stati forgiati generazione dopo generazione, abitudine dopo abitudine. L’Heyoka esce e vive, suo malgrado, fuori dalla zona di comfort. Non tutti ovviamente siamo Heyoka, ma tutti possiamo trarre ispirazione da loro, lasciando aperti i nostri orizzonti, permettendoci di dire e pensare “perché no?”, smettendo di cercare una Verità assoluta, ma guardando sempre a tutte le possibilità.
*Per chi volesse approfondire consiglio il libro di Enzo Braschi, “La conoscenza segreta degli indiani d’America. Un mondo al contrario”, Ed. Verdechiaro.