“Siamo condannati ad essere liberi” – diceva Sartre. Condannati proprio perché limitati, eppure liberi proprio a causa di quel limite.
Quando accetti la realtà della morte avviene una grande trasformazione che ha un impatto dirompente. Tutti pensiamo alla morte come nemica – e per una parte di noi è normale viverla così – ma non vediamo l’altra parte.
La morte è limite, confine. Una volta integrato, produce un aumento esponenziale di vita.
Come la culla ti contiene senza soffocarti. Come devi nascere per non morire soffocato dall’utero materno. Così, ancora una volta, il grande utero dentro al quale vivi deve esplodere ad un certo punto ed espellerti da un’altra parte. Se stai troppo a lungo nella vita di qui, imploderai, soffocherai. Un po’ come le stelle che, senza quella morte ciclica, collassano su se stesse. Senza il ciclo nascita-morte, le tue energie non si rinnovano – ristagnano, si annoiano, implodono.
Il limite della morte ti salva dall’orror vacui: quella vertigine di fronte all’infinito senza forma. Il tempo senza tempo perde peso. Le possibilità illimitate, senza confine, paralizzano.
Devi dormire per poi essere sveglio. Devi avere il confine del corpo per poi oltrepassarlo, per poter godere. Devi essere incarnata – e quindi morire. Come anima e cuore hai bisogno di un corpo, di starci dentro fino in fondo, fino alla morte appunto, per sviluppare ogni potenza. Senza questo limite non c’è sviluppo, solo dispersione.
Senza confine sei gelatina – indefinita, indifferenziata, senza gusto né identità. Sei ovunque e da nessuna parte. Puoi tutto e quindi nulla. Solo definendo i tuoi confini puoi poi oltrepassarli. Altrimenti sei senza forma.
La morte ti dà quel contorno che poi puoi espandere e che diventa libertà. Ti fa cadere tutto quel non essenziale che tanto ti tiene, che ti trascina. La morte è la grande alleata della nostra gioia e della nostra libertà più autentica.
Nel dialogo con lei scopri il tuo limite – e il tuo potenziale immenso. La tua forza di dire quel sì pieno a te stessa, al tuo sentire e alla tua anima.
La morte allora diventa balsamo: perché, se ci stai davanti, scopri che c’è un confine anche per il dolore sopportabile, per la paura, per l’amore. Non devi accanirtici all’infinito. Anche la sofferenza ha un termine.
E questo è liberatorio.