Mi piace definirmi perdente.
Certamente non nell’accezione perdente/vincente.
Perdente perché amo perdermi, è sempre stata una mia caratteristica,
un talento diciamo.
Ho sempre amato perdermi perché in questo movimento trovo tanta libertà.
La possibilità di esplorare senza una meta precisa nuovi paesaggi e scoprire
strade nuove mi ha sempre affascinato.
Ritengo che perdersi riesca a far emergere la versione vera di noi stessi, le
nostre abilità più nascoste, ci stimola a dare il meglio, ci fa scoprire risorse
nuove.
Ogni volta che ci perdiamo attraversiamo una soglia, a me piace farlo con calma,
assaporare ogni sensazione e lasciare che questo nuovo che sento risalire
dalle mie profondità prenda una forma.
All’inizio abbozzata, poi tanta emozione nel vedere piano piano i contorni.
In queste fasi di liminare siamo come funamboli, in equilibrio sul filo teso della
vita.
Non puoi retrocedere, allo stesso tempo dai un’occhiata in avanti, ma sai perfettamente che l’unica cosa importante è il piede che stai appoggiando, un passo
alla volta, sentendo bene l’appoggio.
Così con equilibrio e coraggio attraversiamo le soglie, come funamboli.