Oltre il lato ombra della crescita personale
Andare Oltre.
L’ombra, la caverna, l’introspezione, l’inconscio…
Ma fino a che punto andare oltre?
Fino a che punto scavare?
Chi è pronto ad entrare in un antro ancora più oscuro delle ombre interiori, è pronto a leggere questo articolo.
Apri la mente ad una visione lucida, che richiama al buon senso dell’esistere qui.
E comincio così per toccare un tema scomodo che parla di eccesso di introspezione, di crescita personale leggermente scappata di mano.
Se anche tu, come me, hai una passione per la crescita personale e la spiritualità, senza tuttavia aver perso il lume della tua imperfetta ragione umana, probabilmente ti rendi conto che qualcosa non torna, laddove la caccia alle ombre sta diventando la nuova caccia alle streghe, una specie di centrifuga dell’inconscio a ciclo continuo che ti rivolta come un calzino spaiato in lavatrice.
Il calzino sei tu e non è sempre una buona idea.
Lo è ancora meno quando ti trovi a sperimentare tecniche a cottimo, come se fossero un gioco, senza i tempi necessari di elaborazione e senza un accompagnamento idoneo.
Scavare sì, ma con una delicatezza che non assomigli a quella di una ruspa in cantiere.
Scovare sì, ma non indossare il cappello introspettivo ad ogni pelo che tira.
Le ombre vanno illuminate, le emozioni comprese e accolte, gli eventi interpretati andando a trovare il messaggio nascosto e la lezione in arrivo, ma non deve diventare una mania, perché nell’intento di trovare la libertà e di andare oltre, si rimane incagliati nella prigione della pulizia interiore infinita.
E intanto il tempo scorre e quel vero essere divino che alberga in te sogghigna, cercando di farti capire che vai bene così come sei e che la vita è più semplice di quello che pensi.
Ma andiamo per punti.
L’inconscio non è un cestino della spazzatura.
La trappola dell’essere in cammino.
Dall’onnipotenza all’inadeguatezza.
Il mito delle sfide per crescere.
E finalmente possiamo andare oltre.
1. L’inconscio non è un cestino della spazzatura.
L’inconscio è un motore che ti porta in giro e anche lui ha i suoi inceppamenti, fatti di credenze radicate, convinzioni che fanno lo sgambetto alla tua vita, robe antiche, alcune delle quali non sono state nemmeno create da te, ma fanno parte del pacchetto genealogico, karmico, stellare etc.
È vero tutto questo?
Probabilmente sì, anche se avrei da dire la mia su questi aspetti, ma mi limito a dire un’altra cosa: l’inconscio non è comunque un nemico, non è un cestino pieno di immondizia, né un computer pieno di virus da debellare.
Le tue ombre sono parte integrante della tua personalità, frammenti delicati di te che vanno maneggiati con rispetto e cura, anche quando è arrivato il momento di farne conoscenza per cambiare qualcosa. Addentrarsi per scoprire, integrare e trasformare è sano, quando si tratta di sbloccare le nostre vite e interrompere dinamiche controproducenti che continuano a ripetersi, ma va fatto con i guanti di velluto e con la clessidra che scorre lenta il tempo dell’auto-guarigione.
Quando tocchi un frammento di te, sappi che quel frammento ha una voce e intona il suo canto. Quando tocchi un frammento di te, devi essere pronta ad accoglierlo, altrimenti stai peggio di prima.
E poi lasciamo anche un minimo di poetico mistero, perché, quando vogliamo tradurre tutto, lo stiamo svuotando di senso e come dicevo primo non c’è nulla da svuotare, ma al limite da accompagnare nel suo viaggio evolutivo.
2. Il culto dell’essere in cammino.
Quante persone sono in perenne manutenzione dell’essere?
Come se l’ego fosse affetto da una malattia cronica che richiede sperimentazioni e “farmaci” diversi per essere debellato e ritornare in tutto il suo sano splendore di Essenza Pura.
Ecco, quando accadrà, forse saremo morti.
Molte pratiche nate per accompagnare l’anima in cammino sono meravigliose, potenti e aiutano a migliorarci, fino a quando non ne diventiamo schiavi e rimaniamo intrappolati nell’idea dell’essere in cammino per sempre, cercando di essere più allineati, più consapevoli, più di tutto…
E allora prendiamo le costellazioni come caramelle e le regressioni come un gioco per scoprire le vecchie case dell’anima. Ho fatto solo due esempi, ma non c’è tecnica che non sia entrata nel mercato della curiosità e dell’ossessione della pulizia interiore.
La sensazione è quella che la vita sia una palestra un po’ per giocare e un po’ per allenarsi seriamente, ma la vita non è una palestra.
La vita è un’entità che indossi fino al midollo dell’anima e va assaporata, gustata e non trattata come un campo di allenamento o una scuola da cui apprendere.
La vita va vissuta con gentile consapevolezza.
A volte le ferite smettono di sanguinare, non perché le hai ripulite con il palo santo, né perché ti sei adoperato per risolverle, ma hai semplicemente imparato a vivere la vita nonostante.
Sei in cammino lo stesso anche così.
3. Dall’onnipotenza all’inadeguatezza.
La crescita personale è diventata, per molti, una nuova modalità di performance invisibile che, da un senso quasi inevitabile di onnipotenza, quando scopri che sei davvero padrone della tua vita, a un senso di inadeguatezza, è un attimo, quando ti rendi conto che non sei sempre un buon padrone.
Diventa una specie di religione con i suoi momenti di enfasi e i suoi momenti di sconforto.
Al posto del peccato originale, c’è la credenza limitante o l’eredità familiare; al posto del paradiso, l’illuminazione permanente e, nella migliore delle ipotesi, c’è quel famoso essere in cammino che fa scattare la fissa del viaggio un po’ troppo frequente nella valle delle ombre.
E al posto della grazia divina? Beh ci sei tu, con il tuo allineamento, la tua consapevolezza costante e la tua giusta frequenza vibrazionale.
E così il senso di peccato e inadeguatezza mette i suoi semi:
“se non fatturi, non hai ancora risolto il tuo problema atavico con l’abbondanza”
“se ti arrabbi frequentemente, non hai ancora integrato l’ombra”
“se le cose vanno male, le hai create tu”
“se succede qualcosa, è un messaggio che non hai voluto sentire”
C’è del vero in queste affermazioni e sono io la prima a dirlo, ma se diventano una visione rigida, invece di ottenere la felicità e la libertà di essere chi sei, che in fondo cerchi, senza volerlo stai solo attivando un nuovo sistema di controllo.
E intanto, come dicevo, la vita scorre e l’essere divino che è in te continua a sogghignare, perché non hai ancora capito che non è così che si fluisce con l’esistenza.
4. Il mito delle sfide per crescere.
Un’altra credenza diffusa è quella per cui l’evoluzione ha come passaggi necessari una buona dose di sfide e dolori.
L’universo ti manda prove per farti evolvere e ogni dolore diventa un’opportunità, un dono da cui ricavare una lezione importante, un invito al cambiamento, etc.
Premesso che sono convinta anche io che gli accadimenti non siano mai casuali e che ogni avversità abbia il suo dono nascosto, occorre tuttavia fare attenzione a non cadere in una trappola funesta che alberga in questo insegnamento, seminando erbacce.
Pensare che la sofferenza sia l’unico modo per evolvere,
pensare che più evolvi più le sfide saranno importanti, affinché tu possa evolvere ancora meglio.
Pensalo pure, ma fai attenzione, perché se credi davvero che la crescita passi solo attraverso la sfida, l’universo sarà molto generoso con te e te ne servirà un vassoio intero.
Se ti piace il dolore nulla quaestio, ma se vuoi essere felice, come penso che tu voglia, inizia un po’ a credere qualcos’altro, perché come dico sempre: Quello che credi è.
Inizia a credere che puoi crescere anche se sei felice.
Non abbiamo forse qualcosa da imparare dai momenti felici?
A volte sarebbe meglio imparare a stare nella luce senza sentirsi in dovere di fare la conta delle ombre.
E finalmente possiamo andare oltre.
Oltre cosa?
Oltre la luce, oltre le ombre.
È un oltre, che non è oltre, ma “sta”.
É qualcosa che non muove, tuttavia scorre.
È la capacità del divenire morbido e amorevole del flusso della vita, dove si intravede il colore invisibile della materia pura, il Tutto, l’Uno, chiamalo come vuoi.
É un luogo non luogo.
È un agire non agire.
Dove tutto è in potenza.
Si chiama Via Mediana, quella che nella vita umana di tutti i giorni possiamo chiamarla anche buon senso, intuizione spontanea, dove l’istante può diventare quel famoso Qui e Ora.
Non cerca ombre non cerca luci, perché le possiede entrambe e nel contempo sono libere.
Si può sempre stare lì?
No di certo, perché siamo umani.
Noi siamo qui per un altro scopo: quello di trovare la nostra quadra — qualunque cosa significhi per noi— e che in estrema sintesi significa essere felici.
Forse essere felici non richiede di perdersi negli abissi, perché poi alla fine che cosa troviamo?
Forse un buco nero.
Dicono che dietro i buchi neri ci sia la verità, ma ti assicuro che quella verità possiamo trovarla anche lasciandoci attraversare dalla bellezza di un tramonto.
La vita è molto più semplice di quanto sembri.