Numero Due: Black

Divenire

Divenire

Quanta paura incute il buio?

Doverlo attraversare, trovarsi faccia a faccia con le proprie parti oscure o indefinite, quelle che ci fanno male eppure sono lì, sono parte di noi. Frammenti feriti o antiche muraglie.

Nero.

Per secoli lo abbiamo etichettato, celato, stigmatizzato. Negandoci in effetti di esistere. Negando a noi stessi la verità di essere amore che abbraccia e racchiude ogni cosa, che non esclude soltanto Rimane.

Come un cielo di notte. Selvaggio ricettacolo di moltitudini.

Ordine. Caos. Quale sguardo umano può azzardarsi a definirne la sequenza?

Dal nulla il Creatore ha dato vita a ogni cosa e in quel nero è infinità in divenire.

Così dentro il nostro specchio è una continua evoluzione. Pienezza che attende solo di essere legittimata a vivere.

Pienezza che si tocca per la prima volta nell’istante in cui si afferra il timone, in cui si assume la responsabilità più vera totalizzante e si infrange quel copione prestampato che il mondo ha scritto con noi, ma non per noi, quando eravamo soltanto bambini.

Quanto rumore fa?

Miriadi di frammenti acuminati che coprivano la pelle. Nero tutto intorno e insieme aria respiro postura. Scintillio di bisogni caduti e insieme passi leggeri.

Via quel bisogno di compiacere.

Scagliato lontano il confronto.

Strappato il perbenismo con la sua rigidità.

E oltre l’illusione che serrava il copione tra le dita è lo stupore di conoscersi di nuovo. Conoscersi da nuovo.

Resistere è un dolore che non vestiamo più, che non siamo più disposti ad indossare come quelle sfumature che corrompono l’essenza.

Nero l’inchiostro che non scriverà un altro capitolo stantio.

Semplicemente accade.

Nello specchio l’interezza di noi. E’ yin e yang. Coraggio calcato, presenza incarnata, confini abbracciati. Il potere di non dover più fingere.

Solo essere se stessi.

Disimparare per accogliersi e accogliere oltre il velo di ogni definizione.

La fede Rimane.

C’è bellezza Qui, nel dono di fondersi con lei.

Infinità in divenire.

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