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Sciamanesimo, relazioni e destino

Sciamanesimo, relazioni e destino

Che stupidi che siamo, quanti inviti respinti, quante parole non dette, quanti sguardi non ricambiati... Tante volte la vita ci passa accanto e noi non ce ne accorgiamo nemmeno...

Il titolo del film, “Le fate ignoranti” deriva da un’espressione personale del regista Ferzan Özpetek, che indica quelle persone che vivono apertamente i propri sentimenti senza paura e senza strategie, “ignorando” le convenzioni e le difficoltà, e che, come fate, appaiono magicamente nella vita per rivelare verità nascoste.

Sono proprio queste verità nascoste l’altra faccia dell’amore.

Le “verità nascoste” si riferiscono a fatti, segreti o realtà che sono stati deliberatamente celati o dimenticati, spesso legati a eventi passati personali o familiari. Sono le maschere che ci soffocano lentamente, quelle maschere che giorno dopo giorno finiamo col credere che siano reali e non ciò che ci siamo messi sul viso e che col tempo ci fanno dimenticare il nostro vero volto. Sono le maschere della vergogna, della paura, dell’inadeguatezza. Sono le maschere che ci sono state messe forzatamente dai genitori, dalla società, dai colleghi, dagli amici, dagli amanti. Sono quelle maschere che ci siamo strategicamente messi per sopravvivere e che adesso pensiamo di non poterne fare più a meno.

A questo punto la new age direbbe che l’amore può levare quelle maschere, ma c’è una considerazione: paradossalmente quando amiamo o siamo amati, abbiamo gli stessi sintomi fisici e psicologici della paura e dell’ansia come tachicardia, agitazione, pensieri ossessivi, sudorazione e via dicendo. Malgrado il nostro sistema nervoso (attivazione neurovegetativa) con questi sintomi ci avvisi del “pericolo”, la nostra anima desidera svelare quelle verità nascoste. Ed ecco che ogni relazione diviene una opportunità. Lo sciamanesimo racchiude questo concetto in una frase: Mitakuye Oyasin.

Mitakuye Oyasin è una frase in lingua Lakota che significa “per tutte le mie relazioni”, “tutti i miei parenti”, “siamo tutti connessi”, persone, animali, piante, rocce, fiumi, gli elementi naturali, insomma, tutto. Questa frase è presente in ogni cerimonia sciamanica, ma è anche un saluto, un augurio. La prima volta che sentii questa frase fu diversi anni fa durante il mio primo Temazcal (o capanna di sudore). All’epoca non ne capii il profondo significato, poiché la mia mente occidentale nel sentire la parola “parenti” entrò in modalità – parenti = problemi – . Entrai comunque nel buio di quella capanna, avvolta da quel terribile calore sprigionato dall’acqua gettata sulle pietre incandescenti. Sentivo le persone ringraziare i propri genitori, i propri antenati e parlare di amore e connessione con tutti.

Dentro quell’iglù fatto di legni intrecciati ricoperti da pesanti coperte di lana cominciai ad avere la sensazione di non riuscire respirare, ma la causa non era il buio o il calore, ma il mio sistema neurovegetativo allarmato da quel Mitakuye Oyasin e le verità nascoste. Negli anni iniziai a correggere il connubio parenti-problemi, cominciando a dare la priorità a parenti=albero (popolo a una gamba), roccia (popolo seduto), animali (popolo alato, a quattro zampe, etc), acqua, fuoco (popolo elementale), etc. Poi a parenti=amici, amanti, conoscenti, e così via, fino ad arrivare a parenti=legami di sangue. Devo dire che considerare un mio parente un albero e portarlo nel cuore è stato molto più semplice delle relazioni complesse con il popolo a due gambe (umani). Comunque da quel giorno di molti anni fa, seguirono innumerevoli Temazcal, riuscendo a passare dalla paura, alla comprensione che ogni relazione esiste per mettere a nudo le nostre verità nascoste.

Ecco perché a mio avviso ci vuole coraggio a non essere stupidi, a non respingere gli inviti, a parlare con il cuore in mano, a ricambiare gli sguardi, ad accorgerci della vita che abbiamo intorno e delle persone che appaiono magicamente nella nostra vita come Fate. Certamente Ozpetek non immaginava che parlare di Fate fosse parlare un po’ “sciamanese”, poiché la relazione tra Fate e sciamanesimo è molto profonda e risiede nell’animismo e nelle credenze ancestrali, dove figure come le Fate, sono vissute come spiriti del territorio e che interagiscono con il Mondo Ordinario (quello percepito con i nostri cinque sensi). È interessante notare come l’etimologia della parola Fata deriva dal latino tardo fata, plurale di fatum che significa “destino”, “predestinazione”, “oracolo”, ma anche participio passato di fari ‘dire’.

Quindi è il destino a metterci davanti quelle relazioni rivolte a scoprire quelle verità nascoste che limitano la nostra anima e la nostra vita? si, anche lo sciamanesimo parla di destino come quella forza invisibile della Rete della Vita alla quale siamo tutti connessi e secondo la quale ogni relazione esiste per una ragione e accade per un motivo, anche se al momento non lo si capisce. Destino non è quindi sinonimo di rassegnazione, ma di opportunità e questo concetto è a mio avviso ben espresso dallo sciamanesimo hawaiano che amo citare spesso durante le sessioni di insegnamento di tecniche sciamaniche. Ebbene, lo sciamanesimo hawaiano, raccoglie i sette principi Huna (letteralmente segreto o nascosto in lingua hawaiana). Tra questi sette principi ve ne sono due a mio avviso molto interessanti in merito a quanto detto fino ad ora.

Il quinto principio si traduce con “Aloha”, che non è un banale saluto, ma è formato da Allo (Presenza) + Ha (Energia/Forza Vitale) + O (Respirare) + A (Energia/Forza Vitale): quindi: “condividere gioiosamente l’energia vitale nel presente”. In questa parola si esprime il concetto che sta dietro alla parola amore, che per gli hawaiani significa ”lascia che l’energia d’amore ci unisca e scorra tra di noi”.

Ma l’amore da solo non scorre se non c’è la fiducia in sé stessi e negli altri e il sesto principio, Mana, parla proprio di questo e si traduce con: ”tutto il potere viene da dentro”, ovvero, non si è impotenti verso il proprio destino, ma proprio perché il potere è dentro di noi, siamo responsabili per ciò che riguarda la nostra vita. Per una mente occidentale non è un concetto semplice da digerire, e lo comprendo benissimo. Ricordo tutte le mie resistenze iniziali, che ho dovuto dissipare col tempo e negli anni, assimilando questi concetti molto lentamente.

Quindi il mio augurio per questo 2026 è di non essere stupidi e di svelare quelle verità nascoste, per essere liberi di amare e di lasciarsi amare.

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