Numero uno: La Morte

I doni della morte

I doni della morte

Sono consapevole che un giorno morirò, questa è l’unica certezza che ho, che abbiamo tutti fin dal primo respiro in questa dimensione, tuttavia passiamo la nostra esistenza a fare tutto il possibile per non pensarci, è ancora un tabù che se invece venisse superato, potrebbe condurci ad un rapporto più sano con la vita.

Paradosso, apparentemente, ma se avessimo davvero la consapevolezza che il tempo che abbiamo a disposizione è limitato, forse daremmo più valore alle cose importanti e lasceremmo perdere tutto ciò che è superfluo.

Nonostante gli sforzi per non pensarci, prima o poi la signora vestita di nero entrerà in scena e prenderà per mano qualcuno a noi caro, e come canta Branduardi “sono io la morte e porto corona, io son di tutti voi signora e padrona, e davanti alla mia falce il capo tu dovrai chinare”.

Io l’ ho vista più volte, ho vissuto il lutto per la perdita di mia madre, ho perso amici, fratelli di cammino, parenti e il mio amico a quattro zampe Bart.

Ho sperimentato varie forme di lutto e shock annessi, ed ho potuto vedere cosa accade subito dopo, la sensazione netta che l’aria intorno a te sia diversa, ovattata, densa, e c’è un odore strano che prima non c’era.

Sembra di guardare un film che scorre davanti agli occhi, tu sei solo una presenza muta.

Questa sensazione fu molto forte quando salutai mia madre, per giorni sentivo il mio corpo come anestetizzato, e per quanto fossi preparata all’idea di doverla salutare dopo anni di lotte contro il cancro, ricordo ancora perfettamente quel dolore che divenne fisico, un dolore al petto, la netta sensazione che una parte del mio cuore venisse strappata via, e forse è ciò che effettivamente è accaduto, perché da certi dolori non se ne esce interi, qualcosa si spezza e ci trasforma.

Ed è lì in quel cuore che si spezza che si deve scegliere tra il lasciarsi trasformare in buio o in luce.

Fu per questo che con più convinzione mi gettai alla ricerca di un senso al nostro esistere, il senso della vita, e quello della morte. Scelsi la luce, ma poi compresi che questo comportava attraversare totalmente il proprio buio.

Domande grandi insomma, e il desiderio di poter toccare con mano quell’ oltre, e così fu.

Fin da bambina ho sempre avuto la percezione che la vita così come me la volevano mostrare non avesse alcun senso… nasco, cresco, nel frattempo lavoro metto su famiglia, sacrifici, pene, e poi muoio? No, per me questa visione non ha mai avuto senso, doveva esserci altro, e quindi mi sono sempre posta grandi domande, con la speranza di trovare almeno qualche risposta.

Ricordo che il primo libro che acquistai quando avevo circa 16 anni, fu “la vita oltre la morte”, parliamo di più di 30 anni fa, quando nelle librerie nella sezione spiritualità si trovava solo Osho e pochissimi altri libri.

Arrivai in qualche modo a salutare mia madre, già con la convinzione che ciò che stava accadendo era solo un passaggio, ma questa consapevolezza non è mai sufficiente per attutire il colpo, serve, ma non basta.

Nei mesi successivi alla sua partenza, ebbi tante conferme che la fede che nutrivo verso qualcosa di invisibile, non era solo una fuga, ma un varco per toccare con mano qualcosa che richiedeva un atto di fede, fede che in quel momento della mia vita era messa alla prova, avevo bisogno di una conferma chiara, ne arrivarono molte in realtà, ma vi racconto la più significativa che mi cambiò per sempre lo sguardo, il punto di osservazione ogni qualvolta una difficoltà bussa alla porta.

Accadde un episodio che fu come mettere un mattone, su cui poter caricare all’ occorrenza i miei pesi.
Angeli.
Si può vivere in due modi “credere per vedere, o voler vedere per credere”.
Avevo creduto, ma avevo bisogno di vedere, e la mia richiesta fu ascoltata.

Si avvicinava il Natale, il primo a pochi mesi dal saluto con mia madre, era sera, ero a casa, ero triste, arrabbiata, disperata, e dissi “bene caro angelo, voglio credere che tu ci sia, ma io adesso voglio una conferma, perché ne ho bisogno!”.

Tempo di concludere il pensiero, boom, sento un colpo… e sebbene io creda a molte cose a cui la maggior parte delle persone non crede, sono tuttavia molto razionale, quindi penso

“Va bè è un caso“.

Poco dopo mi chiama una persona e mi chiede se il giorno dopo potevo tenerle la bambina, perché c’era sciopero all’asilo e non sapevano come fare, io le dico di sì volentieri.

La mattina vado da loro, gioco con la bimba e arriva l’ora di pranzo, vado in bagno a lavarmi le mani e lei mi corre dietro con una faccina che non credo dimenticherò mai…mi guarda e mi mostra un angioletto di carta:
“Lo vedi Laura questo angioletto?”
A me era già cascata lì la mascella e le rispondo di sì, e lei mi dice:
“Lo sai che ti viene sempre dietro?”
“Ah sì e perché?”
E lei con le manine aperte

“Perché ti vuole bene no?!”.

Non sono scoppiata a piangere ma è stata dura non farlo, non volevo farla preoccupare, ma da quel giorno, non ho mai avuto più dubbi che quel mondo invisibile è reale, e che potevo entrarci in contatto.

Ho scoperto, grazie alla morte di mia madre, che alcune delle domande che mi ponevo, avevano risposta.
Ho compreso che la vita con una mano toglie e con l’altra dà, e anche che la prova più difficile da superare, quella di staccarsi dalle persone che amiamo, può portarci a una visione molto più ampia, raggiungere quella visione è un dono.

La vita con una mano toglie e con l’altra dà, e a distanza di anni e avendo visto nuovamente la signora vestita di nero portare via persone a cui volevo bene, ho imparato a prendere tutto quel piombo e trasformarlo in oro, ho trovato nel tempo tanti doni in quel buio, e in altri modi sono arrivate altre conferme che il velo tra questa dimensione terrena e altre dimensioni è molto sottile.

Ho la certezza che nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma in un eterno ciclo.
 

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