Quello che vedo di me e quello che non vedo
Oltre, che parola bellissima.
Non voglio vincolarla a un verbo, come potrebbe essere: “andare oltre”, né a un complemento, “oltre chi, oltre che cosa”.
Mi piace così, libera, sospesa.
Qualcosa di astratto, misterioso, raggiungibile con un salto, con un lasciarsi cadere, un tuffo, un’immersione, una resa.
Come si narra da secoli nell’antica favola nordica delle Selkie, le leggendarie donne foca: l’Immersione e l’Emersione sono determinate dalla pelle, dal sentire.
Come una danza tra ciò che mi definisce e ciò che non so di essere. La superficie e la profondità, quello che vedo di me e quello che non vedo.
La Selkie, mi ricorda che la leggerezza della superficie è parte del processo di immersione nei fondali.
Infatti, per diventare donna e poter ballare, deve togliersi la pelle di foca, e lo può fare solo tornando in superficie, accettando di essere vulnerabile, esposta.
Cerca la leggerezza della danza perché ha fatto esperienza della profondità, e cerca la profondità dopo aver fatto pace con la superficie, con il suo corpo nudo, col piacere e il dolore.
Ma per farlo deve togliere la pelle di foca, quello strato impermeabile che le permette di scandagliare i fondali, con la protezione di chi osserva senza subire i drammi degli abissi.
Nella risalita e nell’immersione c’è sempre un anelito all’Oltre, quel qualcosa che non so definire. E, proprio nel suo essere inconsistente, mi turba e mi seduce.
Sarà, forse, il mistero a creare questo desiderio di superare i limiti, spesso auto imposti?
Oppure potrebbe essere il limite stesso a creare l’esigenza che spinge verso i contorni indefiniti, sensuali e provocanti dell’Oltre?
Quando il limite diventa inammissibile
Tempo fa ascoltai la conversazione di due donne che, come me, stavano aspettando l’inizio di un corso di scrittura autobiografica.
Una disse all’altra:
-Ti stimo davvero tanto, io non avrei avuto il coraggio di lasciare tutto come hai fatto tu.
L’altra rispose:
-Semplicemente la tua vita non ti fa sufficientemente schifo, quando succederà, troverai tutto il coraggio che ti serve.
Finché il limite non diventa qualcosa di intollerabile, schifoso e inammissibile, difficilmente riusciremo a farci sedurre da ciò che si trova oltre.
Per esempio, anni fa misi in pratica quello che nel Counseling viene chiamato “adattamento creativo”.
Saltavo dentro e fuori da una realtà di sofferenza, grazie all’immersione nella scrittura, sognando i fondali e la leggerezza della danza.
Ero la Selkie che non trovava più la sua pelle, ma scoprii con la scrittura un modo per comunicare con il mio abisso, pur vedendo intorno a me solo limiti. Finché, quel confine cominciò a farmi talmente schifo che diventò insopportabile.
Il superamento dell’inammissibile
Non dimenticherò mai la sera in cui realizzai di aver superato quel limite, anche se l’avevo sempre creduto invalicabile.
Mi accorsi di essere stata un groviglio di nervi tesi per decenni. La consapevolezza di essermi ripresa ciò che era sempre stato mio, come il mio corpo, fu commovente.
Ciò che per altri era la normalità, per me fu una impresa eroica.
Il mio corpo era tornato mio, sentii ogni ferita, e tutto il dolore che avevo cercato di anestetizzare.
Riempii la vasca da bagno con acqua bollente e rimasi immersa finché diventò fredda, volevo cancellare tutto, cambiare pelle.
Piansi fino al mattino seguente, e compresi che non c’era niente da cancellare, dovevo solo perdonarmi per aver permesso tutto quel dolore.
Quella mattina, mentre il sole saliva dal mare, riuscii a vedere l’oltre per la prima volta, nella forma della libertà.
L’Impossibile si trasforma in banalità?
La vita che anni fa mi sembrava impossibile ora è la mia realtà, la normalità.
Eppure, non è affatto normale, e me lo devo ripetere tutti i giorni per non farmi fregare da quei limiti che potrebbero sembrare “ammissibili”; beh, non lo sono. Quando il mio corpo comincia a contrarsi in un groviglio di nervi tesi, significa che è il momento di saltare dentro un altro oltre.
Quale segnale ti fa sentire il tuo corpo, per farti capire che è arrivato il momento di superare un limite con un salto?
Chissà in quanti oltre avrai già saltato. Non permettere che la tua impresa eroica, il tuo coraggio, diventi un gesto banale. Ricorda sempre la portata della tua forza interiore, scrivilo in maiuscolo sui tuoi quaderni.
Indossa nuovamente la tua pelle di foca e torna a scandagliare i fondali cercando, nelle profondità, tutti quei limiti che, ancora, ti impediscono di raggiungere quel nuovo oltre che attende la tua resa.
Oltre il limite, ci sei tu.