Lasciatemi stare le mie vibrazioni per favore.
Non parlatemi di vibrazioni basse che non attirano l’abbondanza.
O che la rabbia o la tristezza tengono bassi e quindi non potremo mai attrarre abbondanza nelle nostre vite.
In questo modo ci sentiremo sempre sbagliate e condannate ad una vita in perenne senso di colpa.
La trappola è all’orizzonte.
L’equazione ‘sei sbagliata’ dietro l’angolo ad ogni momento.
L’imposizione del controllo celato dietro un obbligo di felicità perenne irraggiungibile.
Condannate per sempre ad un continuo senso di sbagliatezza.
La chiarezza è d’obbligo.
Le emozioni non si possono controllare.
Non posso decidere che cosa provare o no.
E non esistono emozioni migliori o peggiori, giuste o sbagliate.
Le emozioni accadono dentro di noi.
E sono un grande tesoro.
Questo aspetto, se non compreso in modo chiaro e netto, porta ad una tossicità e violenza delle più dannose che esistano.
L’idea che le emozioni “negative” siano da evitare perché “abbassano la vibrazione”
Una violenza psicologica mascherata da crescita personale.
Abbiamo il diritto alla rabbia, abbiamo il diritto alla tristezza.
Non posso controllare ciò che provo, non posso smettere di provare ciò che provo, ma posso imparare ad ascoltarmi e a gestire ciò che sento dentro di me.
Ancora, non vuol dire ovviamente nutrire il dramma, o identificarsi con esso.
Ma smettiamo di demonizzare emozioni e sentimenti.
Altrimenti il rischio è di disumanizzarci.
Cercare ossessivamente di non provare rabbia, non provare odio, non provare tristezza, non provare malinconia, perché se no, non attraggo amore, abbondanza, l’uomo giusto per me.
Uguale: se provo tutto questo, allora è solo colpa mia se non ho l’amore, i soldi, ecc.
Non possiamo trasformarci in donne e uomini ebeti sempre felici e connessi.
Siamo carne, anima, cuore, pancia e spirito.
Siamo complessità.
Abbiamo storie complicate il più delle volte, subiamo traumi, siamo intrecciati di storie, veniamo da storie e nel nostro DNA ci sono scritte le tracce dei traumi dei nostri avi.
Facciamo quello che possiamo, siamo flusso.
Le emozioni stesse sono flusso. (E proprio nel momento in cui accogliamo questo, stiamo mooolto meglio).
Non è umanamente possibile essere felici sempre, in pace sempre.
Sai che noia, oltre a tutto.
Ma c’è una differenza enorme tra:
Osservare che stati emotivi diversi hanno “frequenze” diverse (questo è vero: gioia e tristezza hanno pattern neurali, ormonali, muscolari diversi).
Far passare che la tristezza non va bene perché “abbassa la vibrazione e non attira abbondanza” (questo è manipolazione)
Non significa:
Che dobbiamo stare sempre “alti”
Che la tristezza sia “sbagliata”
Che non possiamo manifestare cose belle anche attraversando il dolore
Anzi, molti stati di “bassa energia” (introspezione, quiete, tristezza elaborativa) sono necessari per l’integrazione, la trasformazione, la creazione profonda. Sono stati ricettivi, non produttivi. Ma ugualmente sacri.
C’è un altro aspetto che raramente viene detto: questa ossessione per le “alte vibrazioni” nasconde spesso un rifiuto del corpo, della materia, della nostra umanità incarnata.
Come se lo spirito fosse “alto” e il corpo “basso”. Come se la tristezza fosse meno spirituale della gioia. Come se dovessimo sempre ascendere, elevarci, trascendere.
Ma noi siamo qui. In un corpo. Con una storia. Con ferite. Con cicli. Con stagioni interiori.
L’autunno non è meno sacro della primavera. L’inverno non è un errore della natura. La discesa non è meno importante della salita.
La caverna non meno della luce.
Il buio non meno del sole che sorge.
Siamo caverna, buio, nascosto e apertura, luce, visibile.
Ma la sostanza che mi preme sottolineare è che lo siamo veramente, concretamente, esperienzialmente minuto per minuto, ora dopo ora.
La vera maestria non sta nel restare sempre “in alto”.
Sta nell’imparare a stare ovunque ti trovi. Con presenza. Senza giudizio. Senza la fretta di “sistemare” tutto subito.
Sta nel riconoscere che la rabbia può portare chiarezza sui tuoi confini. Che la tristezza può aprire spazi di compassione. Che la paura può essere saggezza del corpo che ti dice qualcosa di importante.
La rabbia può essere energia propulsiva e che porta giustizia.
La tristezza il modo per incontrare l’altro.
La paura, la tua alleata per comprendere che cosa non va per te.
Non si tratta di celebrare il dolore o crogiolarsi nella sofferenza.
Si tratta di smettere di aggiungere al dolore inevitabile della vita il dolore supplementare del sentirsi sbagliati per quello che proviamo.
Si tratta di distinguere tra:
Sentire un’emozione (inevitabile, umano, sacro)
Identificarsi totalmente con essa (perdersi dentro)
Agire impulsivamente da quella emozione (senza consapevolezza)
Puoi sentire rabbia senza ESSERE la rabbia. Puoi attraversare la tristezza senza DIVENTARE la tristezza.
E sai cosa? Quando smetti di combattere quello che senti, quando smetti di giudicarti per le tue emozioni, paradossalmente stai molto meglio. Fluisci. Ti muovi. Non resti bloccata nel loop del “non dovrei sentirmi così”.
L’abbondanza vera non arriva quando reprimi tutto quello che non è gioia.
Arriva quando diventi abbastanza grande da contenere tutto. La luce e l’ombra. La gioia e il dolore. L’espansione e la contrazione.
E tutte le innumerevoli sfumature.
Arriva quando ti dai il permesso di essere pienamente umana.
Quindi sì, lasciatemi stare le mie vibrazioni.
Lasciatemi sentire quello che sento.
Lasciatemi essere intera, non dimezzata. O divisa in parti separate e monolitiche.
Questo è un altro passo per andare Oltre, oltre le dicotomie e le gabbie nascoste.