Numero quattro: Liminare

Sparire

Sparire

Scrittrice senza parole, niente di più inutile.

Vorrei solo sparire.

– Ma chi credi di essere? Ma quale scrittrice. Svegliati, bella addormentata!
Sei solo una sognatrice, un’illusa, ma cosa pensi che sia la vita? Un libro di favole?
Forza, alzati, vai a lavorare, c’è l’affitto, il bollo scaduto, l’università di tua figlia, pochi sogni, avanti!
Che importa se non è il lavoro che speravi di fare?
Alzati, idiota, e tieni gli occhi bassi. Sei da sola, nessuno ti vuole, nessuno ti può aiutare.
Sei una nullità. I sogni non servono a portare il pane in tavola! –

Battiti

Il cuore comincia la sua corsa, parte al galoppo, mi fischiano le orecchie, la testa sembra un pallone, il collo sembra scoppiare, rimango.

Non chiamo nessuno, sto qui, come sarebbe andare dall’altra parte?

Penso a cosa mi mancherebbe. Penso a dove vorrei essere.

Mi stupisce pensare che non mi mancherebbe nessuno, e vorrei essere seduta sotto un grande albero, appoggiare la schiena al tronco. Sento la corteccia ruvida, posso anche toccarla. Sento la linfa, è il mio sangue che viene pompato a tutta velocità.

Non ho paura, rimango sotto l’albero. Quanto può essere reale l’immaginazione.

Penso ai miei bimbi e mi sento in colpa. Mi alzo a fatica, forse chiamo l’ambulanza, o forse no.
Passerà.

Salda a ogni costo

Il mio baratro, il mio abisso: il dovere, il rimanere salda e tenere tutti al sicuro.

Sento la Follia tirarmi per i capelli, ma non mi muovo. La conosco bene, è una follia malata, ha il viso deformato da una smorfia orribile, non la voglio vedere. Urlo, digrigno i denti, ringhio come un animale, la scaccio.

Ricomincio a respirare.

Mi lavo il viso, mi nascondo come meglio posso, ed esco.

Poche storie, faccio solo il mio dovere.

Senza di te ci sarà un vuoto

Mi tengo salda al cornicione dell’abisso.

Le mani mi fanno male, resisto. I piedi oscillano sopra il baratro.

Sono tentata di mollare la presa.
Se dipendesse dal “me” sarai già una carcassa beccata dalle cornacchie, ma non sono solo un me, sono anche qualcos’altro.

Sono un Suono, una Nota. Sono Poesia, sono Amore, sono l’Esistenza stessa.

Cerco un appiglio, punto i piedi.

Un fuoco si accende dentro, stringo i denti. Mi porto in salvo.

Mi concedo il beneficio di dubitare di questo me, e mi ripeto una dichiarazione d’amore a voce alta:

“Nessuno ti ha dato la sensazione di essere amato e rispettato, che c’è bisogno di te… che questa esistenza sentirà la tua mancanza, che senza di te questa esistenza non sarà la stessa, che senza di te ci sarà un vuoto. Senza di te questo universo perderà un po’ di poesia, un po’ di bellezza: si sentirà la mancanza di una canzone, la mancanza di una nota, ci sarà un vuoto; nessuno ti ha detto nulla di tutto questo.”

-Osho, Intimità, Riza.

Ti è mai capitato di trovarti a penzoloni sull’abisso?

Se sì, non ti racconterò bugie, non ti dirò che un bel giorno passerà; però, di volta in volta, ci rimarrai sempre meno. Perciò, lascia sempre sassolini sul sentiero per ritrovare la strada.

Capita di impiegare più tempo a cercare la via del ritorno, che la durata effettiva della sosta nell’incubo. Perciò, lascia sassolini e nastri colorati sul sentiero per ritrovare la strada di casa.
I miei sassolini sono frasi d’amore, le volte in cui ce l’ho fatta, vecchie fotografie, i miei libri, la meditazione. I nastri sono gli abbracci, le persone che amo, i miei cani.

Lascia sempre qualche parola d’amore sul sentiero, e le storie di tutte le volte che, malgrado tutto, hai trovato la strada di casa. Lascia tutto sul sentiero, ritrovati, e torna.

Con amore

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