Numero dieci: Esuli e raminghi

Vagabonda

Vagabonda

Da quando sono bambina rimango affascinata dai luoghi che visito, in ogni paese riesco sempre a scorgere uno spazio che vorrei abitare.
Una finestra aperta, un terrazzino, una porta d’ingresso, una parte di collina.

Arriva come un’emozione improvvisa e sento che quello è lo spazio per me, la casa che potrei abitare da subito.

Spesso mi chiedo se sono luoghi che ho abitato in altre vite oppure se è la voglia di evadere che da sempre mi appartiene o ancora la possibilità di fantasticare nuove vite in luoghi diversi.

Di fatto ho abitato solo tre case stabilmente, per ora, anche se ho vissuto piu’ o meno temporaneamente altre abitazioni.
In tutte ho percepito sia il sentirsi a casa che la sensazione che ogni spazio sia provvisorio, che la mia casa è la terra e che sono cittadina del mondo.
Per questo motivo riesco a comprendere l’esigenza del “vagare” alla ricerca di nuovi spazi abitabili sia per necessità che per spinta interiore ma ciò che veramente ritengo aberrante è sicuramente l’esilio.

La costrizione all’allontanamento dalla propria terra, casa, famiglia trovo che sia un atto di violenza estremo.
Estirpare persone dalla terra che abitano, costringerle ad andarsene mi fa gelare il sangue.
Sradicare con la forza è annientare l’identità.
Mentre continuo a coltivare la mia libertà di vagabondare sono indignata per l’esilio di popoli e persone.
Chi vive questa condizione viene privato della libertà di andarsene o restare mantenendo salde le radici in una terra che le custodisce, dove si può volendo, tornare.

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Non cerco consenso, cerco dialogo. Educato, aperto, vivo.

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