Numero dieci: Esuli e raminghi

Esuli e raminghi

Esuli e raminghi

Non lo so dove sto andando, so solo che sto cercando da sempre.
Un luogo, un sentire, un essere
dove riposare, caro amico mio…

Posare il cuore, le mie stanche membra di tanto vagare inquieto.

Cacciato, vago, esule come un viandante, talvolta senza meta, altre diritto verso la vetta, nella foga del trovare.
Qualche casa mi è stata amica, ma poi, rivelata espulsiva, nascondente e arida.
Quella Casa sembra scomparsa, affievolita nei silenzi pieni di distanza, negli sguardi vuoti, negli entusiasmi solitari.

La mancanza corrode le budella, la spinta a trovare diventa divorante, come sete infinita.
E non c’è pace, amico, non c’è tregua dalla ricerca.
Anelo, spasimo, mi fermo, riparto.
Errante, espulso, in rincorsa di quella chimera che mi era stata promessa, prima di giungere qui.

Un’eco lontana mi accompagna, dei miei fratelli perduti, dei cuori uniti, delle mani strette, un tempo lontano.

Scruto gli orizzonti vaghi e indefiniti, le lande così ampie che lo sguardo si smarrisce, le praterie dove correre non basta.
Vago e mai approdo, la patria perduta mai raggiungo.

Che la patria sia in cielo o in un luogo sperduto dentro o fuori di te, sei esule e ramingo, vaghi in cerca di un luogo da chiamare ‘casa’.
Una casa dove l’anima possa riposare al sicuro.
Dove le stanche membra possano trovare pace e riposo.
Senza più dover scappare, cercare, voltarsi indietro, attenti o vigili per scrutare segnali.

Esuli da se stessi o cacciati da dentro casa, respinti per indegnità o per segreti inconfessabili; tramandati da generazioni senza espiare. Vaganti smarriti in ricerca di un approdo sicuro.

Quanti volti se ti giri all’indietro puoi sentire?
Di quale hai preso il posto?
Quale puoi rimettere a posto, per continuare la tua strada?

Come cacciati dal paradiso, aneliamo tornare a Casa da quando nasciamo.

Il bisogno di appartenenza brucia nelle nostre viscere.
Come un richiamo, potente e silente.

Ricordo come eco quel ‘ut non requiescat in te‘, che al di là del sottofondo religioso, ha sempre risuonato come una consapevolezza e un attrito profondo.

Casa, come luogo del cuore, dell’anima, come appartenenza e bisogno ancestrale di connessione con i propri ‘fratelli’, di anima, di etnia, di tradizione e cultura.

Siamo esseri solitari, ma anche da branco.
Lo chiede la sopravvivenza atavica del nostro genere, lo chiama a gran voce il nostro bisogno, di condivisione e connessione.

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