Numero cinque: Emergenza

Emerge l’urgenza

Emerge l’urgenza

Emerge l’urgenza e l’indicibile si manifesta. Tutto è stato portato allo stremo. Penso che esista una trama impeccabile dietro ogni evento e ogni azione, e tutto vada verso la dissoluzione dei muri di gomma messi a coprire e nascondere il lato oscuro della verità.

Emerge, si mostra tutto quello che non si voleva vedere, pensando che bastasse chiudere gli occhi o volgere la testa dalla parte migliore dell’orizzonte.

Ma l’indicibile emerge prima o poi, e più è stato nascosto, più sarà atroce nella sua emersione.

Sorrisi e modi gentili che si trasformano in una rabbia senza controllo. Cura e amorevole sacrificio che nascondono la più fredda indifferenza, e il più crudele dei persecutori.

Nessuno è al sicuro, il mostro non è sotto il letto, è dentro. Ed emerge, forse in piccole cose che sembrano innocue, “giuste”, come la soddisfazione di infierire contro qualcuno che “se l’è meritato”.

E quella strana soddisfazione nel vedere l’altro soffrire perché non è dalla parte giusta dell’ideale: religioso, politico, raziale, culturale. Poco importa. Oppure perché ha tradito, insultato, disturbato, umiliato qualcun altro, o noi stessi.

C’è, ed esiste in tutti, qualcosa che si compiace nel fare del male.

Luce, risveglio, apertura del Chakra del Cuore, amore incondizionato. E poi, basta così poco ed emerge l’innominabile, il “mostro” …

Non c’è molto da fare, se non accogliere la consapevolezza che il mostro chiede attenzione in ogni modo, nelle relazioni familiari e non, negli incontri, nei fatti di cronaca più terribili, nell’ombra dell’inconscio collettivo, così come nel singolo individuo.

Il mostro che fa capolino da dietro le spalle della persona che ho davanti lo posso vedere, il mio no, è dietro di me, ma prendo consapevolezza che c’è.

Guardo il mostro dell’altro e sento il fiato sul collo del mio mostro. Non posso fare niente, se non rimanere presente, vigile, consapevole. Peso le parole, vaglio i pensieri, cerco di tornare alla meditazione, rifuggo il giudizio, infilo le mani in tasca per non puntare il dito, rimango sveglia, attenta, perché il mostro potrebbe emergere in ogni momento.

Eppure, arriva il giorno in cui gli strati vengono spazzati via comunque, la trama si compie, e accade l’emergenza.

È veloce, non dà segnali, arriva, dissolve, distrugge, e riparte una nuova epoca, un nuovo mondo, tutto cambia o muore, non c’è alternativa.

Quando il mostro esce dal Labirinto si crea un’altra realtà, gli strati che coprivano l’emergenza non nascondono l’innominabile, e bisogna ripartire senza niente, per cercare chi potremmo essere in un altrove mai nemmeno immaginato, in un punto geografico diverso, un posto nuovo anche dentro lo stomaco.

Gli strati di protezione sono scomparsi, l’emergenza è in atto. Si cambia personaggio, comincia un nuovo percorso. Buona fortuna…

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