Numero uno: La Morte

Attraversare l’ignoto

Attraversare l’ignoto

Ho sempre avuto paura dell’ignoto. 
Mi sono aggrappata al conosciuto, anche quando diventava asfissiante. 
Stretto come un abbraccio che soffoca.
 
Per anni sono rimasta prigioniera dei miei timori, 
incapace di oltrepassare la soglia del già noto. 
Così vivevo sospesa in un limbo,
una zona franca che sembrava proteggermi,
ma che in realtà mi impediva di avanzare, di rinascere.
 
Non sapevo nemmeno di cosa avessi paura.
Forse temevo di morire,
se avessi osato oltrepassare quel limite che io stessa avevo tracciato —
o che, forse, mi era stato trasmesso.
 
Avevo paura del vuoto:
di ciò che non ha forma,
del silenzio che inghiotte ogni certezza.
 
Avevo paura persino del buio,
che sembrava inghiottirmi,
cancellando ogni contorno,
lasciandomi senza appigli, senza respiro.
 
Non saprei dire quando qualcosa si sia mosso davvero dentro di me.
Venivo da dieci anni di analisi,
eppure mi sembrava che nulla cambiasse.
 
Continuavo a vivere come un’automa:
la brava moglie, la madre attenta,
eppure dentro ero oppressa, schiacciata da un peso invisibile.
 
Poi, un giorno, ho incontrato una farfalla.
Volteggiava leggera davanti a me,
e per un attimo ho sentito che mi seguisse,
come a indicarmi una via.
 
Da quel momento ho cominciato a entrare in contatto con la mia parte più profonda —
quella antica, saggia, dimenticata.
 
Le parlavo,
e più le parlavo,
più la matassa dentro di me si scioglieva.
 
Le risposte arrivavano limpide,
come se fossero sempre state lì, in attesa che le ascoltassi.
 
Tutto diventava semplice, naturale.
E ogni volta che riconoscevo un frammento di me,
un sapere antico che mi apparteneva da sempre,
compariva lei: quella farfalla,
silenziosa messaggera di verità e leggerezza.
 
Sono ancora in cammino.
Sento che ho ancora tanto da realizzare.
Ho visto morire figure importanti,
eppure, inaspettatamente, la loro presenza continua a guidarmi.
 
Sto ancora cercando di mettere insieme i miei frammenti.
Imparando ad accogliere le parti di me che muoiono
e quelle che nascono,
senza paura del vuoto,

sapendo che in ogni fine c’è sempre un principio che attende di fiorire.

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