Numero uno: La Morte

Il Libro Tibetano dei Morti

Il Libro Tibetano dei Morti

Il Libro Tibetano dei Morti / Bardo Thodol

di Padmasambhava

Titolo originale: Bardo Tödröl Chenmo (བར་དོ་ཐོས་གྲོལ་ཆེན་མོ་) Traduzione letterale: “Suprema Liberazione con l’Ascolto nello stato intermedio”.

Il Bardo Thodol: istruzioni per chi attraversa la soglia

Questo non è un libro sui morti. È un libro sulle soglie.

Composto da Padmasambhava tra l’VIII e il IX secolo, poi nascosto come un tesoro per essere ritrovato nel XIV secolo il Bardo Thodol è molto più di quello che l’Occidente ha chiamato “Libro Tibetano dei Morti”.

Bardo significa stato intermedio – e qui sta la chiave. Non parliamo solo della morte fisica, ma di ogni transizione: tra sonno e veglia, tra veglia e meditazione profonda, tra una vita e l’altra.

Ogni volta che attraversiamo una soglia, siamo nel bardo.

Il testo descrive cosa accade quando la coscienza si stacca dal corpo. Appariranno visioni: prima divinità pacifiche, poi terrificanti. Non sono divinità esterne – sono proiezioni della nostra stessa mente. Se le riconosciamo come illusioni, possiamo liberarci. Se fuggiamo spaventati, rientriamo nel ciclo della rinascita.

La parte più poetica e radicale? Il titolo originale promette che l’insegnamento “libera non appena lo si comprende” senza bisogno di lunghe meditazioni. È una conoscenza che agisce per folgorazione.

Da meditare: se ogni transizione è un bardo, ogni giorno attraversiamo piccole morti. Ogni risveglio è una rinascita. E forse quello che chiamiamo “morte” è solo la soglia più evidente tra tutte quelle che attraversiamo senza accorgercene. Il libro non insegna a morire meglio – insegna a riconoscere la natura della mente in ogni passaggio, in ogni dissoluzione, in ogni momento in cui perdiamo terreno sotto i piedi.

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