Numero otto: Solum, Soli, Solo

Essenze

Essenze

Qual è la voce cui cediamo il privilegio e l’arbitrio di validare noi stessi?

Ricordo le dita sui citofoni negli anni novanta. Il cinema all’aperto d’estate e le piazze vive, gremite in una miscellanea di generazioni.

Ognuno aveva un nome.

E poi il sociale è diventato social.

A un certo punto, in un istante indefinito a metà tra i Tamagotchi e Chat GPT, quei nomi hanno perso spessore. Eroso, limato da crescenti distanze.

Più soli perché vuote quelle piazze, ma anche più soli per cercare e riscoprire il valore del segreto.

Non più una solitudine subita ma leggera e liberante e custodita.

Sopra tutti i cuoricini.

Sopra la stanchezza di resistere in un mondo in cui siamo ormai funzioni e ci si accorge della nostra esistenza solo quando si smette di tenere tutto in piedi.

Sopra la pressione collettiva che misura il valore personale con Ia cifra di baratti e relazioni che si riescono a instaurare e ogni notifica che chiama la presenza prima ancora di riaprire la finestra al mattino.

Una solitudine di nuovi respiri.

Dentro quel silenzio in cui si onora la sincerità e non più la prestazione.

Nel segreto in cui abbiamo una nostra identità che niente può scalfire o cancellare o dimenticare. In cui imparare a bastarsi è tutto ciò che occorre per sentirsi a Casa.

Minimalismo emotivo.

Mi piace chiamarlo così, questo giardino.

La pace che non ha bisogno di conquiste né di applausi. Che è vestita di fede.

La gratuità di validare se stessi nella propria unica voce.

E come ogni tendenza che si rispetti, torna a vivere su quegli stessi social da cui si è divincolata.

Le loneliness influencers insegnano. Postano e insegnano.

Nessuna cena del sabato sera, nessun compagno di viaggio. Soltanto il calore di convivere se stesse e coltivarne il valore.

Il tutto rigorosamente condiviso in tempo reale.

È il segno dei tempi. Pur sempre una traccia per chi ancora desidera esplorare quel segreto e nel segreto scoprire ciò che Siamo.

Specchiarsi.

Ritrovarsi.

Essenze.

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