Un blocco di marmo. La mano di un artista uno scultore. Canova. Michelangelo. Bellezza che deve ancora sorgere.
Eppure è già.
Quante possibili vite racchiude quella pietra?
Noi.
Una parola che racchiude l’universo.
Distese costellate di io con un papiro di sogni nelle mani. Potenza del Creatore in un minuscolo spazio vitale. Esistere è un cammino di ritorno riscrivendo l’idea, espandendone i confini, proiettandosi attraverso il condividere con l’altro.
Esistere è il cammino di ogni giorno. E nei frammenti quotidiani sono incontri, scintille che chiamiamo coincidenze e ancora colpi di scalpello. Sapienza che scalfisce l’identità del velo per rivelare nuda verità.
Quante moltitudini respirano in noi?
Passato, presente, insane abitudini che non ci appartengono, paure, credenze, limiti irreali, aspirazioni, eredità.
A ogni sfioramento si mescolano ancora le carte e tutto può cambiare. Il Noi che prende forma non ci vede mai uguali e non esiste previsione, non ci si può sottrarre al cesellare della Vita.
Soltanto fare pace.
Fare pace con l’eterno divenire.
Fare pace con la fede di un amore più grande che incrocia i nostri attimi foggiando il senso di ogni destinazione.
Fare pace con l’autenticità che vive e lascia vivere affrancando dal bisogno di inviolabile coerenza.
Fare pace con l’ignoto con “l’altro da me” e “di me”.
E quello sfioramento diventa destino.
Gli occhi aperti non guardano figure, già scorgono la soglia del possibile nel bene e nel male. Imparano. Incidono. Si fondono.
Ognuno strumento di ogni altro.
Ognuno artefice della sublimazione dentro sé.
Grezzi fardelli che specchiandosi continuano a scrivere.
L’esistenza stessa si fa soglia. La vita si genera nell’incontro e nell’unisono fluire ci trasforma. Il marmo rivela la potenza invisibile. È ritorno.