Il cuore si ferma, all’istante.
Poi il suo battito aumenta a dismisura, sembra uscire dal petto.
Il respiro si accorcia, manca l’aria.
Gli occhi si sgranano, le pupille si allargano per aumentare la visuale.
I muscoli si contraggono, l’intero corpo si prepara.
La mente si fa più lucida.
I riflessi più pronti.
Fuga.
Combattimento.
Congelamento.
Una parte del cervello umano, quella più primitiva, reagisce ad un’emergenza esattamente come miliardi di anni fa, quando l’istinto primordiale di sopravvivenza a bestie feroci, ambiente ostile, clima impervio scandiva ogni attimo.
L’emergenza è rimasta archiviata nelle nostre memorie collettive come qualcosa di profondamente istintuale, e il cervello, programmato per la nostra sopravvivenza a qualunque costo, agisce tutt’ora così quando trigger esterni attivano le sue aree specializzate. Talamo, ipotalamo, amigdala reagiscono in meno di una frazione di secondo per fronteggiare il pericolo, conosciuto o sconosciuto, reale o immaginario. Per loro non c’è differenza. Quando uno dei nostri cinque sensi registra un segnale di emergenza, l’intero sistema nervoso si accende tra mille spie rosse in modalità sopravvivenza. In perfetta coordinazione sinergica, si innescano milioni di reazioni chimiche a livello cellulare per il rilascio di specifici neurotrasmettitori: la trasmissione elettrica che permette questa comunicazione biologica si propaga successivamente sull’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, così da garantire la produzione di ormoni (adrenalina, noradrenalina e cortisolo), che a loro volta raggiungono specifici organi bersaglio, attivando così una risposta corporea immediata. Questa è l’emergenza vissuta dal sistema organico: biologia, chimica e fisiologia.
Ma c’è anche altro. C’è la prospettiva dell’evoluzione personale.
Come cambierebbe il tuo modo di vivere un’emergenza se iniziassi a interpretarla come un segnale di un cambiamento imminente per la tua crescita?
O come la manifestazione inconscia di una parte di te che scalpita per emergere?
In questa visione, l’emergenza diventa sfida.
Sfida nel liberare le nostre potenzialità nascoste o silenti, quelle che normalmente dimorano nell’inconscio, relegate spesso in angusti e tetri sgabuzzini, senza quasi mai vedere la luce.
Sfida nel permettere al tuo vero Sè di affiorare dall’acqua, e riprendere finalmente fiato.
L’emergenza smette di essere qualcosa di pericoloso per la nostra sopravvivenza, e diventa occasione di profonda trasformazione evolutiva.
E’ necessario abitare un’identità cognitiva ed energetica tale per sostenere un così grande cambio di paradigma, dove vi sia spazio per vedere le cose oltre l’ordinario e lo scontato, oltre ciò che la realtà riflette e la mente interpreta.
Dove ogni esperienza diventa segno, analogia e metafora.
Lasciarsi quindi stupire dalla vita stessa e leggere nell’emergenza il suo potente messaggio simbolico.
Essa diviene guida lungo il nostro percorso evolutivo, e noi siamo chiamati a rispondere in maniera nuova a ciò che viviamo. Non più sudditi della vita e dei suoi automatismi cognitivi, ma fautori attivi, liberi di emergere e far respirare i nostri talenti.
Accogliere questa spinta verticale di affioramento dalle acque scure della paura e dell’incertezza garantisce finalmente la caduta delle maschere illusorie che abbiamo abitato finora.
Il nostro vero Sé chiede respiro, chiede presenza consapevole e ascolto generativo per poter accedere alle infinite possibilità di cui dispone.
E in tal senso, l’emergenza sublima a catalizzatore alchemico per ridefinire i confini della nostra realtà e condurci verso il vero Scopo della nostra esistenza.