Uno
AAA Empatia cercasi.
Il titolo giusto per un sentimento scomparso dai radar.
Dal greco empatheia, letteralmente “sentire dentro”. La sensibilità di ascoltare dentro sé l’emozione altrui. Che credo non ci sia miglior definizione per l’umanità.
Sentire dentro.
Un filo da creatura a creatura. Dolore, gioia, frustrazione.
L’arte di saper ascoltare oltre la superficie. Il privilegio di essere ascoltati. Sempre oltre la cortina del pensiero, giù, in fondo, in un dialogo reale e spesso silenzioso.
Dentro sta oltre le parole.
Un bene ormai raro in una società che sorvola il presente nella folle corsa ad affermare se stessi.
L’empatia richiede il coraggio di sgretolare la facciata. Perché, per convivere emozioni, prima bisogna riconoscerle in se stessi e nutrire e portare in figura la lealtà di mostrarsi così come si è.
Diari di vita quotidiana.
Il sabato sera e la sempreverde pizza a riunire comitive di colleghi, di amici, familiari.
Vi è mai capitato di svelare, tra un boccone e una bevuta, di un banale dolore a un dito qualsiasi tra i tanti che abbiamo in dotazione?
Quanto basta per vedere intavolarsi quell’insano rimpiattino che potremmo definire “il gioco del +1”.
Nel giro di un istante, qualcuno di dita ne avrà lese almeno due. Ci sarà chi fa fatica a stare in piedi e, prima che ogni piatto resti vuoto, qualcun altro starà già chiamando Taffo preannunciando la sua morte.
Perché in quella folle corsa conta solo il primeggiare. Che sia nella gioia o nel dolore. Essere primi. Più ricchi più furbi più sfortunati. Qualsiasi cosa, purché primi.
E la complicità si fa miraggio.
Sentire Insieme, Condividere, richiama nudità.
L’incontro di Anime.
Che solo oltre le sbarre poste a tutte le finestre del cuore c’è l’unisona magia. Ognuno diverso eppure ognuno vivo dello stesso ancestrale bisogno di essere amato, accolto, ascoltato. Di toccarsi l’un l’altro senza dita e senza pelle. Di trovare il proprio pieno nello specchio dell’altro e non più un becero confronto. Di non chiedere permesso per piacersi e potere respirare senza dimostrare nulla.
Forse è azzardato guardare all’empatia come alla porta per la libertà.
O forse no.
La libertà di esserci.
E invece di giocare a rimpiattino, finalmente essere Uno.