Numero nove: AAA Empatia cercasi

“Tu non mi stai ascoltando! Stai già pensando a cosa dire”

“Tu non mi stai ascoltando! Stai già pensando a cosa dire”

“Tu non mi stai ascoltando. Stai già pensando a cosa dire appena avrò finito di parlare.”

Me lo disse un uomo che conoscevo poco, una sera fuori da un teatro. E aveva ragione.

Avevo 27 anni. Facevo parte di una piccola compagnia teatrale, una sfida che mi ero lanciata da sola dopo anni passati a nascondermi. In quella compagnia conobbi questa persona con cui parlavo volentieri. Quella sera, dopo le prove, mi fermò con quella frase.

Ed era vero: di quello che aveva detto avevo ascoltato pochissimo, e da quel poco stavo già costruendo qualcosa da dire, qualcosa che riguardava me.

Ringrazio ancora quella persona. È stata una lezione importante, perché mi ha mostrato una cosa che nessuno mi aveva mai insegnato: l’ascolto empatico.

Da lì ho iniziato a notare quante volte intervenivo in una conversazione senza ascoltare. E guardandomi intorno, osservando, ho visto che facevano lo stesso quasi tutti quelli che conoscevo.

Questo mi ha portato a una riflessione: l’empatia, forse, non è qualcosa di innato, ma qualcosa che si acquisisce.

Potrebbe essere una delicatezza dell’animo umano che va allenata.

Ti faccio una domanda in confidenza: quando qualcuno ti parla, tu dove sei?

Io per anni ero altrove, già a costruire la mia risposta.

Ascoltare per davvero, però, è un’altra cosa, semplice da dire e difficile da fare: essere lì, davvero, in quel momento.

Il problema, lo so bene perché l’ho fatto per anni, è che torniamo sempre a noi stessi.

Ti è mai successo di raccontare qualcosa di importante a qualcuno, e sentirti rispondere “ti capisco, è successo anche a me“, seguito dal racconto per filo e per segno della sua storia?

A me tante volte.

Come ti ha fatto sentire?

Quel bisogno di sentirti visto e ascoltato è diventato un dover dare attenzione all’altro. E sei tornato nel tuo guscio, pensando: “parlare è inutile, nessuno mi ascolta”.

Ma prova a pensarci un po’… lo hai fatto anche tu?

Io purtroppo sì, pensavo di consolare, ma in realtà stavo solo rubando l’attenzione a causa di quel bisogno, che definirei atavico, di alzare la mano nella folla e dire: “ci sono anch’io! Se ti accorgi di me la mia esistenza acquisisce senso”.

Ti propongo un esercizio scomodo: la prossima volta che qualcuno ti apre il cuore, prova a resistere alla tentazione di dire “ti capisco, anche a me…” lascia dieci secondi di silenzio in più prima di rispondere e guarda la persona negli occhi.

Sembra niente. Cambia tutto. Perché in quei dieci secondi torni presente, ti senti davvero, e senti la persona che hai davanti.

E cosa succederebbe se qualcuno ti ascoltasse con interesse senza intervenire?

Io l’ho provato, qualcosa dentro cambia, e succede una cosa straordinaria: ascolti te stesso.

Ho raccontato spesso queste cose e ormai mi sembrano estranee. Tuttavia le ripeto perché lo esige la mia confessione.”

-Jorge Luis Borges, Il Libro di Sabbia. Adelphi.

Un po’ come scrive Borges, raccontiamo una versione di noi quasi estranea, che non ci appartiene più solo perché siamo abituati a quella versione di noi, ma se riusciamo ad accorgercene cambia tutto.

E questo potrebbe accadere quando qualcuno ha la delicatezza di ascoltarti senza spostare l’attenzione altrove, lasciandoti il tempo e il silenzio necessario per darti modo di sentirti, di ascoltarti.

Nessuno ha mai veramente bisogno di soluzioni, e nemmeno di essere capito, vuole solo testare quanto esiste al di fuori della sua versione. Spesso per sperimentare se l’immagine che ha costruito di sé possa essere ancora reale, oppure no.

O, perlomeno, questa è la mia analisi…

Per me, l’empatia comincia qui: capire che chi ho davanti sta provando a conoscersi, e ha le mie stesse difficoltà nel farlo. Non cerca soluzioni. Cerca qualcuno che lo guardi negli occhi mentre smista il contenuto di ciò che crede di essere.

Non c’è cosa più commovente e poetica di quando qualcuno si confida, si avverte una sensazione bellissima, sembra quasi un abbraccio, una frequenza d’amore, e questa energia non ha bisogno di nient’altro.

L’unica risposta che potresti dare è: “grazie di avermi scelto come confidente, ne sono onorato.”

Immagina se qualcuno ti dicesse queste parole dopo avergli aperto il tuo cuore…

Non serve nient’altro.

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