ΕΜΠΆΘΕΙΑ” (EMPÁTHEIA)
En- “Dentro” -Pathos “Sofferenza o Sentimento.
Era il 1996 quando un gruppo di neuroscienziati dell’Università di Parma confermò l’esistenza dell’Empatia a livello cerebrale, grazie alla scoperta di una classe particolare di neuroni: i neuroni specchio [Gallese, V., Fadiga, L., Fogassi, L. & Rizzolatti, G. (1996). Action recognition in the premotor cortex. Brain, 119(2), 593-609].
Queste cellule neurali altamente specializzate, localizzate in diverse aree del cervello, si attivano e creano connessioni l’un l’altra nel momento dell’osservazione e dell’apprendimento, garantendo quella abilità innata di ogni essere umano di imitare ciò che gli occhi vedono e i sensi sentono.
E’ grazie ai neuroni specchio che possiamo entrare nell’altro, nella sua sfera emotiva, comprendendo le sue azioni e i suoi comportamenti come se fossero i nostri.
Ed è sempre grazie ai neuroni specchio che siamo in grado di sviluppare una comprensione più profonda degli stati emotivi altrui, e di conseguenza anche dei nostri.
L’empatia dunque non è più solo un valore astratto, ma diventa ora una realtà concreta e misurabile.
Nel cervello e nel corpo, strettamente connessi l’un l’altro, l’empatia trasmuta la sua forma da stato dell’essere a scarica elettrochimica che coinvolge molecole biologiche, i neurotrasmettitori: l’ossitocina, regina indiscussa dell’amore, e la dopamina, maestra della ricompensa e del piacere.
A livello puramente teorico, quindi, potremmo misurare in laboratorio i nostri livelli di empatia, così da poterla sfoggiare con orgoglio su qualche social o farsene vanto con amici, o addirittura inserirla come soft skill nel curriculum … ma la spoglieremmo della sua nobiltà e dell’immenso messaggio che porta con sé.
Il fatto che in ambito neurobiologico l’empatia sia concreta, sottintende anche che la si possa allenare poiché la sua esistenza dipende da quante connessioni tra i neuroni specchio abbiamo e creiamo nel cervello, da quanto è profondo e consolidato quello specifico percorso elettro-chimico.
Concordi con me, vero?
Perché devi sapere che l’empatia non nasce da un giorno dall’altro: è con noi già nelle prime fasi di vita neonatale e prosegue fino all’adolescenza, per esistere poi in una forma diversa fino alla fine dei nostri giorni.
Ma cosa significa esattamente Empatia?
Troppo spesso ci vantiamo di essere empatici per un senso di valore personale o uno standard sociale, ma Lei richiede una cosa fondamentale, che l’antica lingua greca porta fino a noi: Essere Dentro il sentimento altrui.
Non significa essere l’altro o mettersi nei panni dell’altro, ma Sentire ciò che lui sente.
Significa Riconoscere quel sentimento, Riconoscere te stesso in quel sentimento.
Significa che una parte di te risuona con quel sentire, perché tu l’hai già sperimentato.
Perché il tuo sistema nervoso l’ha già visto e vissuto, e i tuoi neuroni specchio te lo ricordano.
Questo è il motivo per cui non puoi entrare in empatia con chiunque: essendo un adattamento cognitivo basato sull’osservazione e la successiva imitazione, tu empatizzi con ciò che i tuoi neuroni specchio conoscono già.
L’altro diventa il tuo Specchio.
Attraverso l’altro, la parte più profonda di te riflette ciò che la richiama, riflette e pizzica corde sepolte e dimenticate, ferite cicatrizzate male che chiedono a gran voce di essere riaperte e ripulite.
Il potere dell’Empatia è questo: farti tornare a Te grazie ad uno specchio esterno.
L’altro non è più nemico, si trasmuta: da estraneo e distante da te, a solidale e innocua immagine di te.
Il suo dolore è il tuo dolore.
La sua gioia è la tua gioia.
L’amore che sente è l’amore che già dimora in te.
“Il bimbo passando in salotto
si ferma di botto,
e guarda stupito e perplesso:
v’è un altro se stesso!
Dov’è? Dentro un vetro in cornice.
Sorride e gli dice:
“Che fai? Cosa aspetti? Perché
vi son due bebè?”.
E a mamma col riso più bello:
“Ho trovato un fratello!”
[Lo specchio, di Lucia Maggia (Hedda). Serenità – Nuovissimo Libro di Letture – La Scolastica Editrice, 1915]
Come cambierebbero le tue relazioni se iniziassi a vedere l’altro come uno specchio di te, e non come un nemico da abbattere? Con quali occhi inizieresti a percepire l’altro? Con gli stessi di oggi?
Ti lascio con una riflessione alchemica.
Ognuno di noi porta in sé la codifica della realtà a vantaggio evolutivo dell’intera umanità.
“Il dolore che stavo provando
mi sarebbe servito
per comprendere quello
degli altri, per sentire,
senza giudicare.
Per restituire senso,
dove il senso sembra sparito.
Quel giorno ho capito che il
dolore, se lo avessi ascoltato,
mi avrebbe cambiata.
E che ogni cosa che
comprendiamo va portata
nel mondo, perché è al mondo
che appartiene.”
[Siamo Anima, di Stefania Zani. Ed. Piemme, 2025.]