“Ti aspetto
nella mia casa
a disordinare”
Moltitudini. Siamo moltitudini.
Argh! Forse è questa l’espressione che compare sul viso leggendo questa affermazione.
Ti manca il fiato perché hai perso la paura del controllo di quello che sei e credi di essere, oppure perché hai deciso di lanciarti nell’infinitezza dell’abisso?
Questa sarebbe la domanda da porsi prima di entrare in relazione con l’Altro, con gli Altri.
Quanto sei disposto a discostarti dall’immagine fittizia e fissa che ti eri costruito di te, e riscoprire invece nuovamente le tue infinite possibilità?
La molteplicità ci abita da sempre, riconoscerlo è un dono.
Significa poter espandersi continuamente difronte alle possibilità della vita, entrare in dialogo fluido con lei, renderle grazie.
Significa poter essere sole ma anche pioggia, vento ma anche fuoco, ghiaccio ma anche lava.
Significa che ogni emozione che ci abita, che ci vive, che ci mette in relazione con il mondo, esiste è autentica, è vita.
Difronte a questa sbalorditiva complessità, entrare in dialogo con un altro essere umano, un dialogo intimo e vero, un dialogo di disvelamento e discoprimento, diventa acceleratore dell’esperienza di essere vivi, di esseri senzienti ed empatici, presenti e connessi alle possibilità della vita.
Quel dialogo diventa strumento di risonanza per scoprire quelle infinitudini nascoste nell’anima, forse latenti.
È lo stesso dialogo che apre il campo delle possibilità, anzi diventa soglia che le parti attraversano, per scoprirsi insieme diversi e uguali, per meravigliarsi della propria espansione, per respirare una nuova stupefacente consapevolezza dell’Io.
Questo immagino quando mi accingo ad entrare in relazione con l’Altro, attraversare una stanza che risuona, carica delle energie umane e piena di specchi: un perdersi in quei riflessi infiniti che restituiscono qualcosa di sconosciuto; soffermarsi a scoprire nuove parti mai viste, anzi quanta volontà c’è di approfondire quella piega dell’anima, è una ferita? È dono? È amore? È controllo? È Luce? È ombra?
Sbalordirsi senza timore è la prima regola, saremo per noi stessi un Virgilio lampadoforo che ci accompagna nell’abisso e nei cieli, incedendo nella gratitudine per qualsiasi sfumatura scoperta. L’Altro, gli Altri, Noi, Loro, tutte queste nuove molteplici unità che amplificano l’esperienza del nostro dialogo interiore, sulla scoperta, mentre cadiamo a ruota libera nel loro inesplicabile mistero.