Numero sette: Nel nome del Padre

Papà ed io

Papà ed io

Ho 14 anni e ovviamente ho un padre, intendo dire che ho un padre presente.
Tutti hanno o hanno avuto un padre, che scoperta, direte voi, ma qualcuno l’ha perduto, in quanto è morto, altri non l’hanno mai conosciuto in quanto, deposto il seme si è volatilizzato. Come detto, io ho un padre presente e quindi debbo ritenermi fortunata. Inoltre, è un padre che spesso mi ha detto che vive e lavora unicamente per me.
Riassumendo è un padre non solo presente, ma TROPPO presente e che, come tale, si intriga TROPPO nei fatti miei e io mi domando quale sia il suo tornaconto.
E non ditemi che non ce l’ha, perché ne sono sicura e ve lo dimostrerò In tanti, tantissimi eventi della mia vita, decide lui ed io debbo accettare. Si è completamente dimenticato che siamo in democrazia. Non posso esprimere le mie opinioni, o, se oso dire qualcosa subito mi contesta, cerca di farmi capire ( a modo suo) che ho torto, ed io debbo chinare il capo.

È la solita frase: è per il tuo bene, sai che io penso e vivo solo per questo, in seguito capirai anche tu… etc etc.
E tutto questo perché volevo uscire per un passeggiata con un’amica alle nove di sera quando, essendo quasi estate, c’è ancora abbastanza luce. La sua risposta è NO e cerca anche di motivarla – Ci sono orde di ragazzotti che ci aspettano per riempirci di botte e poi violentarci — Ma certo papà, non vivo su Marte, so che è successo e probabilmente ancora succederà, ma non puoi subordinare la mia vita a questo.

Ci ho pensato a lungo e ho concluso che lo fai per esercitare il tuo potere e, come sempre il potere procura soddisfazione e piacere, e questo lo dimostra la Storia. Se poi rifletto rifletto di più, mi permetto di ricordarti che Voltaire permetteva allo Stato di intervenire solo quando era violato un interesse comune, ed io non sto violando l’interesse di nessuno, e tu non sei lo Stato, e inoltre esiste l’autodeterminazione dell’individuo, ed io, anche se sono poco più di una bambina, sono un individuo, e come tale, anche tu mi devi rispettare e non dominare.

Comunque non uscirò e non rivendicherò i miei diritti, non perché mi sottometterò al tuo volere, ma perché ti voglio bene. In futuro dammi più autonomia e fiducia e saremo entrambi più contenti e più colloquiale il nostro rapporto.
Come anche in democrazia è meglio discutere, litigare anche, ma non combattere. Ma questo, ahimè, gli esseri umani non lo vogliono ancora imparare.

 

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