Nel grembo della madre, mi sono immersa, il suo mare profondo mi ha accolto e avvolto mentre la discesa diventata profonda. Forse troppa.
Ho smesso di nuotare e ho lasciato che l’acqua fosse ritorno primordiale al liquido amniotico che mi ha protetto prima dell’uscita solitaria su questo Mondo.
In quel ventre terracqueo mi sono sentita finalmente, di nuovo al sicuro.
Tu, Madre, Gaia, ci abbracci ogni giorno con la tua insondabile natura a cui a fatica torniamo. I tuoi colori vividi quasi fanno male agli occhi su questo inizio di autunno, ti guardo maestosa e indicibile, sorrido perché potremmo farci Uno se tornassimo a parlare il tuo linguaggio che abbiamo perso nell’evoluzione progressista.
Insegnami di nuovo ad ascoltarti e capirti, a dialogare con Te, in un flusso continuo con la vita sopra la quale non mi elevo, ma mi arrendo per tornare ad essere tua figlia sapiente, cantora e custode del tuo fuoco vivo.