Numero sei: Il Senso

La navigazione zodiacale

La navigazione zodiacale

Durante uno dei momenti più difficili della mia vita, un passaggio che ha preteso un cambiamento drastico e assoluto da parte mia, trascorrevo parte delle mie giornate ad osservare le barche scivolare sul mare. Uscivano dal porto e, sospinte dal vento, sembravano fondersi con la luce del sole che si rifletteva sull’acqua salata.

Tra l’estate e l’autunno 2022 mi sono più volte immedesimata in un piccolo veliero, anche se le acque del mio regno interiore assomigliavano più a quelle di una tempesta.

Saranno state le storie di mio padre e di quando, da giovane, navigava, saranno state le passeggiate con lui lungo il porto da bambina, saranno le mie origini isolane, l’essere nata e cresciuta accanto al mare, ma per me la vita stessa è sempre stata ben rappresentata dalle acque salmastre.

Come un piccolo veliero mi sono sentita in balia di correnti, senza una meta, intenta a rimanere a galla, tentando di uscire indenne da ogni tempesta minacciosa. Affacciarmi alla vita mi regala costantemente una sensazione di vastità e libertà ma anche di inquietudine e si, solitudine. Perché, proprio come una barca che attracca al molo per la manutenzione e i rifornimenti, la maggior parte della sua esistenza la trascorrerrà in viaggio, tra cielo e mare, con le stelle ad indicarle la via, anche nel corso dei miei primi trentaquattro anni di vita sono state molte le fermate, gli incontri e i puntuali addii prima della ripartenza.

In questi ultimo periodo mi sono resa conto che, abituata ad attraversare tempeste, non sono molto abile, ancora, a navigare in acque tranquille. Qui la bellezza del viaggio non ha a che fare con le forze primordiali della distruzione, della lotta e della sopravvivenza, negli anni che hanno seguito il 2022 la vita mi ha chiesto di più che pensare a come raggiungere indenne il giorno successivo. Mi ha chiesto di vivere, di dirigermi, di pianificare una rotta, di ritrovare un senso, un significato alla nuova alba a cui, senza saperlo e piuttosto mio malgrado anche, stavo andando incontro.

Questo perché la nuova alba mi chiedeva di lasciare per sempre una terra in cui mi ero sentita a casa, mi aveva chiesto di accogliere l’ennesimo invito da parte del Grande Mistero e voltare le spalle a ciò che conoscevo. Lasciare terra per il mare aperto significa salutare volti che forse rivedrai un domani cambiati o forse non rivedrai più. Avere la mia alba significava fare pace con i numerosi tramonti attraverso i quali ero solita fluttuare senza mai dedicarmi davvero alla mia rotta.

Ed è stata proprio la ricerca e la connessione con la mia direzione d’anima a salvarmi da ogni tempesta, perché ciò che mette a repentaglio il viaggio della vita non è qualche ammaccatura o una vela strappata, quelle si possono sistemare. Ciò che ci impedisce realmente di proseguire è la perdita di senso, di significato.

Perché lo faccio? Perché mi alzo ogni mattina? Dove sto andando? Che senso ha fare tutte queste esperienze? Gioie e dolori che si alternano apparentemente a caso.

Arriva sempre un momento in cui si abbandona il controllo della nave e ci si lascia portare. In quell’attimo si accetta che non siamo mai stati noi ad avere le mani sul timone. Da una parte c’è sollievo, poi però qualcosa sembra schiacciarci fino a levarci il fiato.

Ci sentiamo in balia di correnti impetuose che ci scaraventano da una parte all’altra fino a consumarci, può essere davvero tutto qui?

Quando il cielo è grigio e carico di elettricità e le acque sono inquiete è necessaria una direzione altrimenti il rischio di rimanere incastrati nella cella temporalesca è alto. Così come i naviganti hanno da sempre usato le stelle per orientarsi, per direzionarmi nella vita osservo il mio cielo di nascita e la ruota zodiacale.

Per molto tempo ho cercato nell’astrologia un senso più alto della mia vita che giustificasse tutte le prove, gli imprevisti e i dolori passati, presenti e futuri, qualcosa di sacro, di giusto, che facesse sì che valesse tanta pena e sacrifici. E più cercavo nelle costellazioni e nei pianeti e più tutto sembrava freddo, distaccato e insofferente alla mia esistenza umana.

Il mio quadro astrologico ha cominciato a parlarmi nel momento che ho accettato di governare la barca solo parzialmente e che navighiamo in flussi più potenti di noi e misteriosi, ma il senso del nostro andare non ci viene dato dall’alto. Il significato e la rotta dipendono da noi, è il nostro modo di andare incontro al mistero della vita e farne la conoscenza.

Allora le mie stelle hanno iniziato a parlarmi delle mie aspirazioni, di ciò che accende la mia curiosità, di ciò che mi fa arrossire o commuovere, di ciò che mi fa paura, mi congela o mi atterrisce. Quando le correnti impetuose della vita mi disorientano e dimentico il senso del mio andare, ritorno al mio tema natale per ripartire da ciò che per me è ha importanza, possiede una luce, ispira la mia ricerca, la motiva.

La navigazione astrologica si fa così indagine intima e notturna, segreta confessione dell’anima nel perpetuo alternarsi di conflitti tempestosi, tra desiderio e volontà, e di oceani di pace, ideali e aspirazioni sognanti.

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