Ciao, io sono un gabbiano, eh no dai, stai subito pensando che mi chiamo Jonathan, che sono bello ma cattivo, aggressivo e così via.
No amico umano nulla di tutto questo. Volevo raccontarti di quella volta che io, Margherita gialla, Pettirosso e l’Ape legnaiola siamo quasi finiti in psicoanalisi per colpa di un umano come te.
Un giorno stavo volando sopra un giardino, quando vidi una bellissima ape legnaiola che saltava senza senso sopra un gigantesco cespuglio di margherite gialle. Quando atterrai vicino a lei notai anche un tic nervoso ad un’ala, così gli chiesi cosa stesse succedendo. L’ape mi rispose “amico vola via subito o questa umana metterà in crisi anche te”.
Ma visto che io sono curioso, rivolsi il mio becco verso l’umana seduta a contemplare la margherita. Quando l’umana mi guardò sentii la sua domanda: “che senso ha la vita per te?”.
A quella domanda l’ape legnaiola cominciò a girare su se stessa senza senso urlando: “È la stessa domanda che ha fatto a me! Non lo so, non lo so, non me lo sono mai chiesto!!!!! Vuol dire che la mia vita non ha senso? Che sono senza senso?”.
Ci misi molto a calmare quell’ape che finalmente riuscì a fermarsi esausta sopra una delle margherite gialle. Quando il vento mosse un po’ il cespuglio di margherite, capii che anche lei aveva qualcosa da dire: “Ciao gabbiano, l’umana qualche giorno fa ha fatto la stessa domanda anche a me. Da allora sto cercando la risposta e devo dire che non mi sento molto bene”.
Chiesi a margherita se quell’umano avesse fatto la stessa domanda ad altri e lei mi indicò un gruppo di ortensie. Notai che erano solo foglie, così avvicinandomi a loro chiesi come mai non ci fossero i fiori.
L’ortensia mi rispose che malgrado la stagione favorevole, aveva timore di fiorire, poiché non ne capiva più il senso.
La situazione si stava complicando. Quell’umana aveva messo tutti in crisi, persino una coppia di lumache, una locusta, un pettirosso e un paio di coppie di tortore.
Decisi che dovevo intervenire, così cominciai a chiamare in cerchio tutti quelli che l’umana aveva mandato in crisi con la sua domanda sul senso della vita. La prima a parlare fu margherita: “ciao, sono margherita e non so quale sia il mio senso della vita”. “Ciao margherita” rispose il resto del gruppo e lei continuò a parlare: “io non so fare nulla. Amo i raggi del sole, il clima mite, il terreno umido ed espongo le mie margherite gialle, ma non so perché lo faccio, non so perché vivo e non capisco che senso ha il mio futuro o il mio presente. Da quando ho questi pensieri mi sento appassire.”
“Per me tu hai senso” rispose l’ape legnaiola volandole intorno.
Diedi così la parola all’ape legnaiola. “Cara margherita, almeno gli umani davanti a te non si mettono a urlare e non ti cacciano via in malo modo. Io ho provato a spiegare che non sono un calabrone, che non mi interessa pungere nessuno e che ho un carattere schivo e solitario. Mi faccio i fatti miei, non chiedo nulla se non un po’ di polline. L’altro giorno in giardino c’era una umana seduta a fissare non so cosa. Io ero felice perché non mi cacciava via o non fuggiva spaventata. Anzi mi fece i complimenti per il mio colore viola. Visto che non capita tutti i giorni di ricevere complimenti, mi avvicinai, ma quando mi guardò sentii la sua domanda su quale senso avesse la vita per me. Vi confesso amici che da allora ho un’ala con un tic nervoso, ecco perché mi vedete che volo senza senso. Non ci avevo mai pensato e da allora non ho voglia neppure di un po’ di polline”.
E così mi trovavo una margherita che stava appassendo, una ortensia che si rifiutava di fiorire e un’ape legnaiola con i tic nervosi. Diedi la parola ad una locusta convinto che potesse sollevare le sorti di quell’incontro, ma mi sbagliavo.
“Ciao sono la locusta”. “Ciao locusta” rispose il gruppo. “Anche io l’altro giorno ero qui tranquillo a prendermi il sole, quando l’umana mi chiese che senso avesse la vita per me. Spalancai i miei 5 occhi poiché non capivo la domanda. Sentii l’umana che mi chiedeva come mai fossi solo. Mi guardai intorno ed effettivamente ero solo, ma non sapevo che si chiamasse solitudine. Quando l’umana mi disse che in genere io dovrei vivere con i miei simili cominciai a sentire le mie sei zampe tremare. Ero davvero solo. Adesso non so che senso ha la vita per me da solo.”
Dovetti ricordare alla locusta che non sempre vive in sciami, ma questo non la consolò e tristemente disse che le sarebbe piaciuto incontrare la sua locusta gemella e che forse solo così la sua vita avrebbe avuto un senso.
A quel punto mi accovacciai dando la parola ad una coppia di tortore. “Ciao siamo Tora e Tor”. “Ciao Tora e Tor”. “Voliamo da queste parti da un po’. L’umana ci dà un po’ di cibo e noi la ringraziamo con il nostro canto che sembra apprezzare. L’altro giorno però mentre beccavamo, ci chiese che senso avesse la vita per noi. Amici, da quel giorno Tora non è più la stessa. Non ha più voglia di volare, e pensa che se non facciamo un paio di uova, la sua vita non ha senso, e io sinceramente non so più cosa fare per lei”.
Bene, ci mancava pure una tortora depressa. Cominciai a chiedermi come mai quella domanda non avesse stimolato una sana curiosità per la vita invece del senso di vuoto che era sceso in quel giardino. Così dopo aver ascoltato le crisi esistenziali di lumache, gechi, ragni e formiche dissi loro una cosa: “se cercare un senso alla vostra vita vi toglie la vita, allora un senso non c’è.” “Ma perché l’umana ci ha fatto questa domanda?” chiese il ragno. “Chiediamolo direttamente all’umana” risposi io.
Così aspettammo il tramonto ed eccola lì, seduta in giardino a contemplare il nulla chiedendosi il senso della vita. Ci avvicinammo tutti a lei e questa volta fummo noi a fare le domande: “perché ci chiedi che senso ha la vita per noi?” chiese la lumaca. L’umana si accese una sigaretta e guardando il cielo rispose: “devo scrivere un articolo sul senso della vita e non riesco a trovare l’ispirazione”.
Sentii il gruppo rumoreggiare scontento e anche un po’ arrabbiato così diedi la parola alla locusta: “e per colpa tua e delle tue elucubrazioni mentali mandi in crisi tutti noi?” “prendetevela con la mia redattrice” rispose l’umana. “Hai trovato le tue risposte?” gli chiesi. “No e sono pure in ritardo nel consegnare l’articolo”. Si avvicinò una bellissima farfalla gialla che disse “capisco; infatti, io non so se vivrò abbastanza per trovare la risposta”.
Ecco la farfalla con la crisi di mezza età ci mancava. “Caro umano” gli dissi “questa è una domanda che nessuno di noi si pone o si è mai posto, perché per noi la stessa domanda non ha senso. Viviamo e basta. C’è però una differenza tra il nostro vivere e il vostro. Voi vivete lasciando passare il tempo mentre noi viviamo tutto il tempo. Perché facciamo quello che facciamo? Perché la scintilla divina che è in noi ci spinge a farlo. Margherita offre il suo polline, l’Ape legnaiola offre le sue ali per spargere il polline, Ortensia offre i suoi colori e tutti insieme semplicemente siamo. Formiamo come un quadro dipinto da Madre Natura. Ora tu puoi viverlo con noi, fare parte di quel quadro o essere una spettatrice che chiede e si chiede il senso del quadro.”
Notai che Ortensia a quelle mie parole cominciò a buttare fuori le sue preziose gemme. L’ape legnaiola ricominciò a volare aggraziata, la locusta si tranquillizzò su una foglia e le tortore cominciarono a tubare tra di loro. La farfalla gialla cominciò una danza con un’altra farfalla dicendo: non so quanto vivrò, non so perché vivo, ma ho delle bellissime ali e le voglio usare per gioire in volo”. Ad un certo punto sentii pettirosso cantare forte e così gli diedi la parola: “ciao a tutti e ciao umana. Si la tua domanda mi ha messo in crisi, ma ho deciso di cercare la risposta cantando”. “E se non la trovi la risposta?” chiese l’umana. “A parte che un po’ di ottimismo non guasterebbe” rispose il pettirosso “ma nel frattempo avrò cantato e vissuto. Abbiamo un senso gli uni per gli altri e abbiamo un senso per noi stessi.” “Non capisco” aggiunse l’umana “non devi capire, devi essere” concluse il pettirosso.
“E adesso che cosa le scrivo alla redattrice?” chiese l’umana spegnendo la sigaretta. “Che per tutti noi non ha senso il senso, poiché il senso è nella vita stessa”.
“Scusate ma io esco dal cerchio e mi chiudo in casa. Parlare con voi e ascoltarvi è stato molto interessante, ma ora, cari amici e cara umana si sta facendo tardi” disse la lumaca.
Mi sgranchii le ali. Si la lumaca aveva ragione, si era fatto tardi, così chiusi la seduta. Vidi lentamente il giardino riprendere vita e l’umana con meno pensieri nella testa, così le dissi “bene umana, alla prossima e mi raccomando, quando ti vengono in mente certe domande non mandarmi in crisi gli amici.” “Ciao gabbiano, ma ho una ultima domanda. Per voi il senso della vita è la direzione che la vita ha? E voi in che direzione andate?”
Notai che a parte margherita e ortensia, tutti gli altri erano spariti. Così risposi decollando “ne parleremo alla prossima seduta”.