Arrivano momenti nella vita in cui il buio è totale, non si sa più dove andare, cosa fare, cosa essere, ma è proprio in questi momenti che si cela la possibilità di fare un salto nel vuoto.
Quel vuoto spaventa, ma all’ improvviso appare come l’ unica scelta possibile.
Indietro non si torna, e il buio è così nero che non vedi nemmeno un passo davanti a te.
Noi pellegrini dell’anima, per quanto cammino abbiamo fatto, abbiamo dovuto anche imparare a fare i conti con l’illusione di aver compreso la strada da percorrere,
con l’illusione di aver finalmente ottenuto il controllo della nostra vita.
Ci siamo trovati molte volte a credere di essere arrivati alla fine del tunnel, per poi ritrovarci in un altro tunnel.
Ho forse un po’ di presunzione nell’ affermarlo, ma confrontandomi con altri ricercatori, so che siamo in molti a chiederci perché le nostre vite siano un susseguirsi di ostacoli sempre più grandi da superare.
“Cosa ho sbagliato? Quale parte di me non ho riconosciuto? Cosa devo ancora imparare in questa situazione?”
Questo è stato finora il mio modo di procedere, guardando ciò che la vita mi metteva davanti e ricercando il motivo all’ interno di me, nel mio subconscio, nell’intento di trovare quella parte “diffettosa, rotta”, quella ferita, quel giudizio, che era il motivo per cui mi ritrovavo a rivivere le medesime situazioni per imparare la lezione, per sciogliere il karma, per evolvere etc…
È stato un lavoro assolutamente necessario, ma oggi ne osservo anche i risvolti meno positivi che ha comportato il rivolgere lo sguardo sempre e costantemente nel mio lato ombra.
Ha prodotto quell’ incessante sensazione di non essere “degna/adatta”, di non meritare, quintali di sensi di colpa che andavano via via a sommarsi a quelli già presenti, e sempre più ha aumentato
l’incapacità di vedere realmente una via di uscita.
Personalmente ho constatato, dopo anni di scavi interiori, che c’era qualcosa che mancava nella mia ricerca, ed è tosto ammetterlo perché credevo profondamente negli insegnamenti spirituali appresi e fatti miei, ma sono giunta alla conclusione che, per quanto mi vantassi di aver una buona capacità di discernimento, con il senno del poi, ho compreso che molti insegnamenti non portassero realmente a una trasformazione, anzi alcuni di essi concorrevano a aumentare il mio senso di impotenza e immobilità.
Oggi è arrivato il momento in cui la personalità, deve fare un passo indietro e ammettere “piu’ di così io non so che fare”, perché si comprende profondamente che c’è una volontà più grande di noi che ci chiede a gran voce di smetterla di voler controllare tutto e arrendersi.
Resta questo difficile passaggio da compiere, affidare tutto il nostro bagaglio pesante al cielo, accettare tutto ciò che è stato ed è nella nostra vita, accettare noi stessi così come siamo, ed ammettere finalmente che senza tenere conto della volontà del Padre, non si va mai dalla parte giusta.
Io volevo cambiare me stessa per stare meglio, volevo ritrovare la mia essenza , la mia anima, la mia parte divina, ma senza considerare Dio.
Ironico voler essere spirituali, fare una rivoluzione interiore per ritornare all’Uno, senza tenere a mente il quadro generale, e cioè che oltre me, la mia volontà, c’è una la volontà superiore che mi guida.
Avevo una fede parziale, credevo che prima o poi avrei trovato la mia pace, ma l’ho cercata in modo sbagliato.
Ogni volta che vedevo quella lucina alla fine del tunnel pensavo di essere giunta alla meta, ma ho compreso finalmente che la meta è il viaggio, che il senso del viaggio non è avere il potere di controllare tutto per trovare la mia pace interiore, ma affidarmi al Signore per avere la pace nell’ affrontare il mio viaggio.
Da ricercatrice spirituale, ho cercato ovunque insegnamenti che mi potessero servire, ho praticato diversi percorsi, mettendo anche la figura di Gesù Cristo nel calderone, considerandolo certamente uno dei più grandi Maestri che hanno sostenuto e guidato il popolo umano, senza mai tuttavia cercare davvero la sua mano.
Questi ultimi mesi mi hanno condotto a Lui, a riflettere molto sul concetto di fede, ad ascoltare i suoi insegnamenti e seppur sento di fare ancora fatica ad affidarmi totalmente a Gesù, (per una sorta di imbarazzo che non so definire), ora so che devo osservare non solo me, ma anche un disegno più grande di cui faccio parte, e mi faccio un po’ forza sapendo che Gesù non è venuto per i giusti, ma ha reso giusti coloro che credevano in lui.
Vedere Gesù come portatore di redenzione e guarigione, è un varco che non avevo mai realmente considerato, ma se alla fine il cammino fosse molto più semplice di quello fatto finora? Se fosse solo questione di lasciare stare tutte le scaramucce terrestri e i nostri ego e dire “sia fatta la tua volontà”?