Lavoro con persone – di solito ricoprono il ruolo di imprenditori, manager o fanno parte di un team – convinto che nessuna organizzazione sia un’entità staccata dal tutto: dal mercato, dall’ambiente, dalle vite di chi ci lavora, dal mondo che cambia.
Ho imparato ad abitare: emozioni, transizioni, soglie. Parlo di evoluzione, non di crescita. Perché crescere può significare solo diventare più grandi. Evolversi significa diventare più se stessi.
Oltre al coaching, la mia postura è intrisa di strumenti non convenzionali – poesia, pensiero filosofico, quello psicologico e simbolico, i tarocchi, l’astrologia – convinto che la complessità umana abbia bisogno di strumenti vari per essere compresa: una sintesi sinergica tra cultura antica e cultura moderna.
Soprattutto mi ispiro ad Adriano Olivetti – dal socialismo alla sua idea che un’impresa possa essere comunità. Che il lavoro possa nutrire l’uomo intero, non consumarlo.
Padre, compagno, cercatore.